mercoledì 12 giugno 2013

Attenzione! Leggere sempre, sempre, sempre....

...anche se è una vita che usiamo lo stesso prodotto!
Sostanze cancerogene in alcuni prodotti Johnson & Johnson!

http://inmodonaturale.blogspot.co.uk/2013/05/johnson-johnson-ammette-nei-nostri.html

mercoledì 5 giugno 2013

Allattamento...un grande caos!

Con il mio piccolino, ho fatto sin dall'inizio un allattamento misto.
Orrore! penserà qualcuno...per me, invece, alla fine, è stato un bene. Dico alla fine perché durante le prime settimane, vivevo questa situazione con un frustrante sentimento di vergogna ed inferiorità...poi, grazie a Dio (o a chi per Esso) mi son ripresa e sono uscita dal tunnel delle persecuzioni...

Procedo con ordine.

Alla nascita, il piccolo orsettino aveva tanta voglia di coccole e di sbirciare il mondo...e non troppa voglia di tetta! Quando gli offrivo il seno, sulle prime rimaneva perplesso, poi cercava di succhiare perchè comunque la fame c'era, ma non ci riusciva...ripiegava il labbro inferiore all'interno, facendo beccuccio e non si attaccava al seno (non al capezzolo, eh, al seno...perchè ciucciare il capezzolo, non significa prendere il colostro - primo latte - e nutrirsi, capito? Voi, ragazze incinte...avete già impattato contro questo concetto? Sìììì, sono sicura di sì, perchè è talmente intenso il martellamento che si sa da subito...che cosa significhi nel concreto non lo si comprende fino a quando non ci si trova col il pargoletto tra la braccia però...)
Ecco, faccio un inciso...è così pressante il discorso sull'allattamento che ancora una gestante non è uscita dal I trimestre che già pensa a come andrà l'allattamento...almeno, per me è stato così...e forse per questo motivo non è partito con il piede giusto...la solita vecchia ansia...mah? Chi può dirlo...

Comunque, io, inesperta come tutte le madri con il loro primo figlio, proponevo il mio seno al piccolo come mi veniva spontaneo fare...avvicinavo il suo visino a me, e cercavo di fargli entrare il capezzolo in bocca...ma lui, ahimè, non tirava...e le ostetriche/puericultrici dell'ospedale, a turno, cercavano di aiutarmi nell'operazione. Chi più delicatamente, chi più duramente, chi violentemente...sì, violentemente, esatto. Io lì, sul letto a zizze de fora, il piccolo sdraiato su un lato e una manona che strizzava il mio capezzolo e un'altra che prendeva il piccolo per la nuca e cercava di fargli spalancare la bocca in corrispondenza del mio seno che a sua volta, se avesse potuto dotarsi di vita propria, sarebbe scappato a gambe levate piuttosto che farsi bistrattare ancora così a lungo...insomma, che palle, niente.

Primo disappunto: va bene che in osepdale ci sono i turni, e che le persone ovviamente non possono starti vicino 24 h su 24, ma il METODO, il SISTEMA con cui si accostano alle puerpere, non potrebbe essere lo stesso? Ogni infermiera, puericultirce ed ostetrica che si è accostata a noi lo faceva con un metodo, una posizione, un approccio completamente diverso dalle altre! Giusto per non alimentare la confusione di default con cui si rapporta una mamma alle prime armi....

Dato lo scarso anzi il nullo successo dei tentativi delle prime ore, arrivò quindi sul mio comodino la macchina tiralatte.
Punf-punf punf-punf....tira tira tira, ogni tre ore, per non perdere il colostro, liquido miracoloso (vero!!!!) e fonte di vita...figuriamoci, avrei fatto di tutto per conservarlo...è ovvio! E così ho fatto, nonostante il sonno, nonostante lo sconforto ecc....

Prassi: chiamare la nursery con tono di fantozziana maniera "Sì, sono quella della stanza 8, letto A...qualcuno può venire ad aiutarmi ad attaccare il piccolo, per favore?"
Tirare su il mio cucciolino, provare a farlo attaccare e nada...nel frattempo arrivava la ragazza/signora di turno e prova, prova, briga, fai...posizione così, posizione cosà, strizza a destra, strizza a sinistra...e sempre nada.
Ok, tettarella e poppatoio e via...lui mangiava e non appena si riaddormentava, l'unica cosa da fare era riattaccare il punf-punf punf-punf....per stimolare la montata lattea.
Riposo pochissimo, nervosismo, senso di inadeguatezza e la sensazione di essere incompleta perchè non riuscivo a mettere in atto una delle cose più naturali del mondo.

Stesso copione per tutti i 4 gg in cui sono stata in ospedale con un intermezzo spettacolare. La mitica frase di un'infermiera che ha mandato a pallino il mio già precarissimo equilibrio: "Ci credo che non si attacca...con quel capezzolo lì!"
PERCHE'??? COSA CAVOLO HA IL MIO CAPEZZOLO CHE NON VA????
"Ehhhh non è sporgente....gli scivola via dalle labbra...."
Uuuuh che botta, che volo lungo il precipizio dello sconforto...dell'incapacità....
Tutto era nuovo, intenso, forte...ero stanca come un mulo, un po' anche dolorante....gli ormoni erano impazziti e l'umore di conseguenza era veramente seduto su un'altalena che oscillava velocissimamente.....e mi sento dire che il mio bimbo non riesce a nutrirsi naturalmente per COLPA del mio capezzolo?!?!
Una serata tremenda quella...da dimenticare. Per fortuna c'erano mio marito a tenermi compagnia e la mia compagna di stanza, messa più o meno come me (al secondo figlio però....quindi se possibile, ancora più sconfortata! Mi diceva "passi col primo che non si ingrani subito, ma col secondo no...allora sono proprio io che non vado!" In poche parole, due piagnistei silenziosi, ognuna sul proprio letto....)

E come non ricordare che tutti, prima ancora che dirti ciao, apparivano con lo stesso sguardo interrogativo sulla soglia della camera in ospedale, prima, e sulla soglia della porta di casa, poi, chiedendomi: "Si è attaccato? Sei riuscita?"
"NOOOOOOOOOOOO, porca putt..., NOOOOOOO", avrei voluto urlare ed invece ripiegavo su un mesto "NO, non ancora...." cercando di trovare una speranza, una visione ottimista della vita...
"Ah." Pausa. "Ma sì, dai...tu continua a tirare e a provare e prima poi lui impara..." (lui, perchè io non avrei imparato mai...)
Io quella fiducia nelle nostre (mie e del piccolo) capacità non ce l'avevo....e questo, è senz'altro stato il vero "problema", ma per come stavano andando avanti le cose, ormai mi vedevo vagare per le vie della città, con lo sguardo perso nel vuoto, marchiata dalla scritta rossa LA (latte artificiale) cucita bene in vista sul petto!!
In realtà, nonostante lo scarso ottimismo, non ho mollato e come mi avevano consigliato, sono tornata all'ospedale, per chiedere un consulto, un appoggio, sull'allattamento...visto che offrivano questo servizio per le neo-mamme.
Entro in sala, con il piccolono nella carrozzina e una cretina mi chiede per quale motivo fossi lì.
"Perchè non riesco ad attaccare il bimbo al seno...", come già avevo detto al telefono, quando presi l'appuntamento. Giusto perchè doverlo ribadire ogni 5 minuti mi infastidiva leggermente....
"E ma tu devi provare!"
MA DAI??? DAVVERO??? FINORA HO PRESO IL SOLE IN GIARDINO E DORMITO SERENAMENTE TUTTE LE NOTTI SAI, IDIOTA DEFICIENTE?
Sono rimasta lì, per mezz'ora a fare sempre le stesse manovre fallimentari che già avevamo fatto quando ero ricoverata....e non ci sono mai più tornata. Vaffanculo.
Ho chiamato un'ostetrica a pagamento, a casa, e nell'arco di due giornate, è riuscita innanzi tutto a calmarmi e a rasserenarmi dicendomi "Il tuo seno va benissimo, è solo inesperto...come te..." e poi ad attaccare il mio cucciolo con dolcezza.
Cos'ha fatto?! Gli ha semplicemente tirato in giù il labbro inferiore...creando una bella bocca a paperotto che presto si è trasformata in ventosa. Nessuno l'aveva mai fatto....

Il mio seno però non era stato stimolato per quasi 12 giorni dalla sua bocca, ma solo dalla tiralatte...e quindi, molto presto sono comparse le ragadi, anche perchè all'inizio il piccolo si attaccava bene solo se avevo il paracapezzolo, che gli ricordava il biberon ma che favorisce un po' l'insorgere di piccole ferite...
Che gioia!!
Al di là di questo, però, ero felice davvero del fatto che finalmente Bubu si attaccasse a me...mi sentivo meno incapace!

MAAAAAAAAAAAA, essendoci uno "sfasamento" di 12 gg circa tra la mia produzione di latte ed il fabbisogno del piccolo, man mano che cresceva non gli bastava ciò che assumeva da me ed inoltre, era abbastanza pigro, si addormentava poppando e quindi non mi stimolava a sufficienza...
Non è mai arrivata la fatidica montata lattea...

A questo punto, ho provato un po' di tutto per aumentare la produzione di latte.
Tisane varie al finocchio, alla galega, al cardo mariano;
L'assunzione di domperidone (qui la spiegazione del rapporto tra il farmaco e l'aumento del latte materno)...che sebbene non mi abbia mai convinta più di tanto....l'ho comunque preso....;
L'utilizzo del DAS (dispositivo di allattamento supplementare) della Medela, prodotto che NESSUNO o quasi conosce e propone alle mamme con poco latte...è un po' complicato da usare le prime volte, ma è un sistema fantastico per stimolare il capezzolo e vivere il contatto fisico col bebè anche se si utilizza latte artificiale (all'ospedale ovviamente, non sapevano nemmeno che cosa fosse!!!!!);
Attaccare il bambino a più non posso.

Risultato? Il latte non bastava lo stesso.
Quindi, visto che non me la sono sentita di tenere il cucciolo attaccato per ore, oppure ogni ora e mezza, dandogli piccoli pasti frammentati e poco appaganti...e poco sazianti...ho optato per l'allattamento misto.
Lo attaccavo, e poi gli davo un'aggiunta di artificiale...sapevo che da me prendeva più o meno un tot (ciò che prima che si attaccasse gli davo con biberon) e aggiungevo ciò che mancava...Lui gradiva. Alla fine aveva le coccole (e con esse il mio latte) e si riempiva.
Provvidenziale la frase che mi disse la mia psicologa quando le portai a vedere e a conoscere il bambino. "L'allattamento deve essere gratificante per il piccolo...non solo per la mamma..." Gratificante è stata la parola che ha fatto scattare il clic nella mia mente...
E' vero, cavolo, è vero, che palle dev'essere avere soltanto dei piccoli assaggi!
Come fa un bimbo a stare tranquillo se ha sempre fame, se deve alimentarsi con un'infinita serie di contentini, di piccole dosi...ecco perchè, secondo me, alcuni bimbi piangono sempre, non dormono, sono sempre nervosi....Vivono costantemente con il senso della fame!!!
E poi, altra frase, della pediatra questa volta, che mi ha aperto un po' gli occhi "L'allattamento è innanzi tutto nutrizione, alimentazione....poi, certo, è anche contatto, coccole ecc...ma prima di tutto è ciò con cui MANGIA il piccolo...Lei starebbe seduta a tavola per ore? Oppure farebbe 10 pasti in un giorno?"

Grazie a queste due frasi, finalmente, mi sono liberata della paura del giudizio, me ne sono fregata di ciò che potesse pensare la gente e mi sono detta che sopra ogni cosa ci stava il benessere del bambino, la sua serenità, la sua soddisfazione...che, cosa molto importante, nel mio caso (come credo in tutti), sono aspetti che dipendono anche dallo stato di salute e serenità della madre.
Quando cercavo di allattarlo esclusivamente al seno, sicuramente Bubu ha percepito la mia ansia, la mia paura, il mio sconforto, il mio stress, la mia stanchezza...dopo, avrà percepito tutt'altro. Ero serena, vivevo quei 20 minuti di poppata molto bene e sapevo che non sarebbe stato con l'acquolina fino alla prossima grazie all'integrazione di latte artificiale...

La mia non è una campagna contro l'allattamento al seno, ci mancherebbe! E' sicuramente il migliore alimento che ci sia.
Semplicemente non trovo giusto, d'altro canto, demonizzare l'allattamento artificiale, o comunque connotarlo come un qualcosa che racchiuda meno "amore" in sè...
Anche un allattamento col biberon o come dicevo prima, con il DAS, permette di vivere un momento intimo, di contatto e vicinanza. Non fermiamoci davanti alle etichette troppo rigorose e statiche.
E soprattutto, forse sarebbe bene ricordare che non sempre ciò che ci sembra l'ideale lo è davvero...allattare al seno, come no, deve essere un'esperienza appagante per il bimbo e per la mamma...o si riesce, secondo me, ad avere la giusta quantità di latte per fornire delle poppate che siano degne di questo nome, oppure forse è meglio appoggiarsi umilmente all'artificiale...integrare.
In realtà credo che nell'arco di una giornata, avrei potuto allattare esclusivamente il mio piccolo...facendo magari 10-12 poppate, la quantità di latte necessaria probabilmente sarei riuscita ad ottenerla...ma non mi è mai andata troppo a genio l'idea di farlo mangiare così frequentemente ed ho preferito scegliere per la mia e sua serenità.
Non so se sia un caso, ma tra le varie amiche mamme che ho, tutte quelle che avevano una quantità "risicata" di latte hanno passato i primi 6 mesi di vita del bambino a non dormire, a tette sempre di fuori (anche ogni ora....gulp!!), a tenerlo nel letto la notte, a non potersi allontanare neanche per un'ora da casa, ad impazzire nel momento in cui il piccolo doveva prendere il biberon...
Ecco, per me tutte queste situazioni sarebbero state negative.

In bocca al lupo mammine...vivete serene, non allineatevi ad un pensare comune, ma agite secondo il vostro sentire e non sbaglierete!
Che ne pensate?
E chissà che cosa ne pensa la nostra psicologa!

martedì 28 maggio 2013

Tabella di svezzamento

Faccio subito le dovute precisazioni.
Quella che segue è una tabella di svezzamento che prevede una graduale introduzione dei cibi nella dieta dei bimbi.
Origina da varie fonti: pediatra di famiglia, libri di ricette vari, amiche, consigli di zie, nonne & co.
Quindi, non è del tutto restrittiva o da seguire alla lettera...è un punto di riferimento, un promemoria...insomma, sentitevi libere di "disobbedire"!!
Io la sto seguendo e vedo che tutto procede bene...per cui, ho pensato di condividerla...

 
DA 4 MESI
Mela, pera, banana
DA 5 MESI
Patata, carota, zucchina, zucca, mais, tapioca, crema di riso, parmigiano, liofilizzato di coniglio, tacchino, pollo, olio extravergine d’oliva, brodo vegetale, prugna
DA 6 MESI
Fagiolino, sedano, cipolla, lattuga, finocchio, spinacio, costina, cavolfiore, semolino, cereali misti, pastina, biscotto, ricotta fresca, omogeneizzato di coniglio, tacchino, pollo, vitello, manzo, prosciutto cotto, formaggino
DA 7 MESI
Yogurt intero, riso micro
DA 8 MESI
Omogeneizzato di pesce (merluzzo, trota, sogliola, platessa, nasello, palombo), formaggio caprino fresco, crescenza, gelato confezionato, legumi, albicocca, pesca
DA 9 MESI
Carne e pesce lessati (anche pesce spada e salmone) o al vapore 
DA EVITARE NEL PRIMO ANNO DI VITA
Allergizzanti:
kiwi, fragola, miele, uovo, frutta secca, pomodoro, melanzana
Difficili da digerire:
uva, caco, fico, melone, anguria, castagna, carciofo, carne di maiale

venerdì 24 maggio 2013

L'angoscia di separazione nel bambino

Nel primo periodo della sua vita il neonato sperimenta stato di simbiosi con la madre, uno stato di indifferenziazione per cui madre e bambino sono, nel vero senso del termine, una cosa sola.
Soltanto verso l'ottavo mese compare quella che lo psicologo austriaco Spitz definì “ansia di separazione”. Giunto a questa età infatti, il bambino inizia a differenziare sé stesso dalla madre, a vederla quindi come una figura significativa, separata da lui. Questa fase che, per un verso, dà inizio all'esporazione e quindi, successivamente, alla conquista dell'autonomia da parte del bambino, comporta però anche la spiacevole sensazione dell'angoscia, provocata dall'allontanamento della madre. Il processo si separazione-individuazione è infatti solo al suo inizio, il bambino non ha ancora la capacità di “mentalizzare”, vale a dire la capacità di creare un'immagine mentale della madre anche nel momento in cui lei non è fisicamente presente. Questo comporta che, nel momento in cui la mamma esce dalla visuale del bambino (magari solo per spostarsi in un'altra stanza) il bambino sperimenta una sensazione di vuoto angosciante, come se la mamma fosse morta e letteralmente non esistesse più, e con lei anche la parte del bambino che le è ancora simbioticamente attaccata.
L'angoscia di separazione si manifesta con pianti inconsolabili nel momento in cui la madre si allontana, anche solo temporaneamente, dal bambino e può estendersi anche al momento del sonno, altra occasione in cui il piccolo potrebbe sperimentare un senso di abbandono, specialmente quando lo si metta a dormire in una stanza separata da quella dei genitori. E' importante in questi casi che il genitore non si mostri a sua volta angosciato dalle reazioni del bambino al suo allontanamento, ma che le viva con serenità, consapevole che sono proprie di una fase di transizione che il piccolo deve necessariamente attraversare per crescere e rendersi sempre più autonomo. Per quanto riguarda il momento del sonno, può essere utile l'introduzione di una routine, di un rituale di addormentamento che si ripeta ogni sera nello stesso modo (per esempio, leggere una favola, cantare una ninna nanna, dare il bacio della buona notte...), e che attenui la sensazione del bambino di essere abbandonato, trasmettendogli invece cura e attenzione, che gli danno sicurezza.
Utilissimo anche proporre al piccolo quello che Winnicott ha definito “oggetto transizionale”: può trattarsi di un pupazzo, di un indumento del genitore che abbia addosso il suo odore, di qualcosa cioè che possa fungere da sostituto genitoriale e possa tranquillizzare il bambino nei momenti di distacco dalla figura materna.
Da evitare invece l'utilizzo di strategie “regressive”, quali far addormentare il bambino nel lettone oppure addirittura farlo dormire tra i genitori. Se considerato, infatti, quanto precedentemente detto sul significato dell'angoscia di separazione e sul suo ruolo nella conquista dell'autonomia da parte del piccolo, è facile capire che accorgimenti di questo genere hanno l'effetto di confermare al bambino le sue paure e, conseguentemente, di rallentare o in taluni casi perfino di ostacolare il suo processo di individuazione e di crescita.
Un altro momento critico in cui il piccolo deve confrontarsi con l'ansia di separazione può essere quello dell'inserimento al nido. Anche in questo caso, è fondamentale il vissuto del genitore al riguardo; in questa fase, infatti, il bambino fa ancora molto affidamento sull'espressione emotiva del genitore per dare significato a ciò che gli accade. I bimbi hanno una capacità incredibile di leggere le emozioni sul volto o nei gesti dei genitori, anche quando questi cercano di nasconderle o perfino le negano a loro stessi. Se il bambino leggerà angoscia negli occhi del genitore, al momento del distacco, la sua ansia non potrà che essere rafforzata e l'allontanamento dal genitore diverrà molto più complicato da gestire. E' necessario staccarsi dal bambino con fiducia, e sempre consapevoli che la sua crescita dipende anche dalla capacità che noi genitori abbiamo di lasciarlo andare, di favorire un distacco sano e costruttivo.