venerdì 17 aprile 2015

Torta carote e arance

Chi ha detto che un dolce gustoso non può essere anche sano e nutriente???
Ecco una torta leggera per la colazione e la merenda dei nostri bambini, senza uova e senza burro, ma ricca di vitamina A e vitamina C, per la presenza delle carote e delle arance. Il beta-carotene poi, presente nelle carote, oltre alle sue innumerevoli proprietà, è utile per la crescita.



Ingredienti: 

300 g carote (3 carote grandi)
200 g farina 0

50 g fecola di patate
100 g di zucchero di canna
50 g di olio di semi di mais
1 bustina di lievito
30 g mandorle
1 cucchiaino di cannella
1 pizzico di noce moscata
1 bicchierone di succo d’arancia (250 ml)
la scorza di 1 limone
la scorza di 1 arancia
 4-5 cucchiai di mirtilli freschi

Procedimento:


Tritare nel mixer le carote con le mandorle e lo zucchero, aggiungere l’olio e il succo di arancia. 
A questo punto unire la farina, la fecola, il lievito, le spezie e la scorza di limone e arancia grattugiata.
Infine incorporare i mirtilli freschi.
Foderare uno stampo da torta con carta da forno e versare l’impasto.

Cuocete in forno caldo a 180° per almeno 35 minuti.


martedì 10 febbraio 2015

Le mamme perfette (grazie a Dio) non esistono!

Quando sono diventata mamma non è stato tutto rose e fiori. Mi sono sentita catapultata di colpo in una realtà che non conoscevo e che non mi aspettavo. Ora so che la maternità non si può comprendere fino a che non ci si trova immerse. Certo, si può immaginare, ma quello che ci si trova in effetti a vivere è lontano anni luce da ogni previsione.
La nostra società ci propone attraverso i mass media un'immagine distorta della maternità, in cui vengono sottolineati (ed esasperati) aspetti quali la gioia, la totale disponibilità della neomamma, la tenerezza dell'avere tra le braccia la piccola creatura tanto desiderata.
La maternità, però, non è soltanto questo. Senza arrivare agli estremi della depressione post partum (che in ogni caso è molto più frequente di quanto si pensi), diventare mamma significa anche stanchezza (tanta!), senso di inadeguatezza, a volte rabbia e senso di impotenza.
Perchè l'immagine di mamma che ci viene proposta ogni giorno tramite la pubblicità non mostra anche questi aspetti? E' quasi come se questi aspetti facessero paura, e per questo venissero negati.
Peccato che quando poi ci si trova davvero con quel frugoletto piangente tra le braccia, le cose siano molto, molto diverse dall'immagine che fino a quel momento ci è stata propinata e che, volenti o nolenti, abbiamo interiorizzato come la nostra idea di mamma. Una mamma perfetta.

Quando un bambino (o due come nel mio caso) irrompono nella nostra vita cambiandola radicalmente, tutto ci sentiamo fuorchè perfette. Ricordo momenti di profondo sconforto in cui mi sono chiesta perchè mai avevo avuto la malsana idea di volere dei bambini. Momenti terribili in cui sentivo che la mia vita di prima era finita per sempre, che non sarei mai più riuscita a leggere un libro, a cucinare un dolce, a guardare un po' di televisione. Mi sentivo intrappolata in una realtà nuova e destabilizzante, che ancora non avevo imparato a gestire. Vedere pubblicità in cui apparivano mamme dal viso dolce e rilassato, elegantemente vestite, intente ad allattare un bel bimbo che succhiava tranquillo non mi aiutava per niente. Anzi. Mi chiedevo: “Perchè io non sono così?” “Perchè non sono sempre sorridente, non ho sempre voglia di stare con le mie bambine, perchè a volte vorrei scappare lontano da qui?”
Ora so che tutto questo è assolutamente normale. Allora avrei voluto che qualcuno me lo dicesse, mi sarei sentita meno inadeguata, meno sbagliata.
Molto tempo dopo la nascita delle bambine, ho scoperto i meravigliosi lavori di Alba Marcoli, psicologa clinica milanese, che da più di vent'anni conduce gruppi di lavoro con genitori ed educatori. In uno dei suoi lavori più recenti, “La rabbia delle mamme”, la Marcoli affronta il grande tabù della maternità: sentirsi stanche, depresse, incomprese, deluse, e soprattutto arrabbiate, non significa essere cattive madri. E' semplicemente normale.

Una cosa utilissima per le neomamme è partecipare ad un gruppo in cui potersi confrontare con altre persone che stanno vivendo le stesse nostre emozioni e difficoltà. Quando si riesce a condividere il proprio vissuto di solitudine con chi questo vissuto lo conosce in prima persona proprio perchè lo sta vivendo sulla sua pelle, cominciamo a sentirci capite, ascoltate, non giudicate ed aiutate ad andare avanti utilizzando le risorse di cui disponiamo, che sono diverse per ciascuna, e non quelle ideali, lontane dalla realtà e che portano inevitabilmente a sentirsi fallite e mai all'altezza.

Concludo con un estratto da una lettera scritta da una mamma alla sua bambina, in cui appare chiaramente quanto i cliché proposti dalla nostra società siano lontani dalla realtà e quanto dannosi siano per la delicata costruzione del ruolo di madre.

Cara bimba mia,
sono spesso una mamma in difficoltà: la più grande è affrontare la tua rabbia. Il tuo pianto disperato, le tue urla scomposte, la violenza dei tuoi gesti mi hanno travolto come un vortice, mi hanno inondato di paura, mi hanno schiacciato facendomi sentire colpevole...
Colpevole di non riuscire a evitarti questo uragano che ti pervade, di non essere capace di accettare, accogliere, elaborare con te l'impegno delle tue emozioni.
[…]
Che distanza abissale tra il mio immaginario e la realtà della vita di una mamma!
Le mamme delle pubblicità sono sempre sorridenti, taglia 42, fresche di parrucchiere; non urlano, non dicono parolacce, non fanno gesti inconsulti.
Mi domando: perchè non aiutare le mamme vietando alle donne senza occhiaie, troppo pettinate ecc. di far pubblicità ai pannolini?
Vorrei vedere una mamma un po' scarmigliata che imbocca il suo bambino e sullo sfondo, non una casa linda, ma un letto sfatto. Che liberazione!
Meno clichè e meno consigli gratuiti avrebbero diminuito il mio senso di inadeguatezza, la mia sensazione di essere una mamma sbagliata.”

Tratto da Alba Marcoli, “La Rabbia delle Mamme”

venerdì 16 gennaio 2015

Come si mangia dopo l'anno

Dopo lo svezzamento il bambino conosce tutti i grandi gruppi alimentari.
Il latte materno lascia il posto o si accosta ad altri latti (vaccino, di riso, di avena, di soya......), il pesce diventa un valido alleato per crescere bene, mentre la frutta e la verdura occupano sempre il primo posto!
E' importante che a partire dal primo anno compiuto, non manchino alimenti ricchi di ferro, zinco e calcio per lo sviluppo dell’apparato sanguigno, immunitario e scheletrico (il ferro si trova nella carne, nelle uova, nei legumi, nella frutta secca, nel latte, nell'avena; lo zinco è presente soprattutto in farina di grano, formaggi, pesce, semi tostati, zucca; il calcio è abbondante nelle verdure a foglia verde, nei legumi, nelle arance, nel latte, nel sesamo, nelle mandorle) e come noto, non devono mai essere insufficienti le vitamine ed i sali minerali (in frutta e verdura) per il benessere complessivo degli organi.
Più di tutto, comunque, è importante variare e bilanciare gli alimenti...che dovrebbero essere sempre di stagione!
Pochi lo zucchero ed il sale e preferire le cotture semplici a quelle elaborate e lunghe................no fritti e pochi pochi dolcetti, mi raccomando eh!
Beh, dai, qualche volta le patatine ed un pezzettino di torta sì, si possono mangiare..........

I pasti giornalieri per un bambino da uno a tre anni devono essere preferibilmente 5: colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena....non utilizzate il cibo come premio e/o consolazione poichè veicolereste un messaggio errato da associare al cibo...e se potete, rispettate gli orari, non distraete i vostri piccoli dalla loro "impresa" con la televisione...quella potete farla vedere dopo, a pancino pieno....prima, almeno per le prime volte, abbiate taaaaaanta pazienza, non perdete le staffe, non vi arrabbiate e non riempite il tavolo o il seggiolone di cose!
I bambini amano le buone abitudini e l'essenziale!!!
Ora il cucchiaino è uno strumento di potere per loro...si devono concentrare per mangiare, per coordinare il braccio, il polso, la bocca....e lo stomaco!
Per un bambino, la sua evoluzione alimentare è il riflesso della sua crescita, della sua evoluzione cognitiva e motoria...e viceversa. Sì, certo, le manine si adoperano sempre, ma con il cucchiaino il bambino prende l'iniziativa e trova l'autonomia. Non vuole più essere imboccato, comincia a scegliere, asseconda i suoi gusti - o almeno ci prova...Quando fa i capricci, lo so, lo so molto bene, non è facile restare calmi, ma se proprio rifiuta qualcosa, assecondate il suo rifiuto con un indifferente sorriso, ma non proponetegli altro da mangiare...prima o poi, si abituerà alla cucina di casa...la fame è brutta eh!!! ^____________^
Ma valutate anche l'ipotesi che quella cosa proprio non gli piaccia! Capita anche a voi no? Equilibrio...ma con fermezza. Un conto è il suo capriccio, il suo puntiglio....un conto è la forzatura errata da parte vostra....cercate con il buon senso la via migliore.

E' bello stare a tavola tutti insieme, soprattutto durante il fine settimana (perchè si sa, la nostra vita quotidiana non è esattamente come quella che ci propina la televisione....non arriviamo tutti insieme e sereni a casa, con un sorriso amorevole, con l'entusiasmo necessario con cui affrontare i fornelli, ma siamo piuttosto stanchi e svuotati dalla giornata....senza grandi idee sul da farsi....e fiaccati dal disordine e dall'orologio che avanza.....)...quando si può, mangiate tutti insieme!
Mamma e bimbo di solito mangiano insieme e prima ed attendono il rientro a casa del papà.....ma ciò non toglie che condividere il momento del pasto, anche se con piccoli aggiustamenti dietetici adatti al piccolo, sia un momento importante.

Mangiare è uno dei momenti in cui il buon esempio la fa da padrone. Anche a tavola, soprattutto forse, il bambino osserva i genitori, li guarda usare forchetta e coltello e scruta curioso nei loro piatti.
L'imitazione è ciò che fa crescere i nostri bimbi, che li spinge ad apprendere sempre di più....
In sintesi, come pretendere che un bambino mangi le verdure se i genitori le evitano?
Idem per la frutta, le minestre, l'acqua...se nessuno in famiglia li mangia/beve volentieri.
Le abitudini alimentari sono contagiose ed inoltre, i bambini hanno una "memoria del gusto" praticamente vergine, quindi, tutta da scrivere!!!! Nel modo giusto però!!!

Mamma e papà, se dovete correggere qualche vostro disordine, qualche vizio, qualche mancanza...fatelo ora!

Nella tabella sottostante sono elencati le funzioni biochimiche, le manifestazioni dovute ad carenza e gli alimenti particolarmente ricchi dei principali sali minerali.

clicca sulla tabella per ingrandire

lunedì 24 novembre 2014

Gestire la Rabbia dei Bambini

A partire dai due anni possono manifestarsi nei bambini crisi di rabbia che sconvolgono i genitori perchè mai verificatesi prima . All'improvviso, nel corso della giornata, per le ragioni più svariate e 'pittoresche' (talvolta misteriose e incomprensibili!) dal punto di vista dell'adulto, un bambino fino ad allora tranquillo può trasformarsi in una creatura che urla e strepita. Piange, protesta e si oppone con tutte le sue forze a ogni tentativo di mamma e papà di calmarlo.
Uno scenario che ogni genitore ha ben presente e, spesso, alle prime esplosioni di stizza del bimbo, lascia perplessi. L'adulto fa fatica perché non riesce a comprendere la rabbia di un piccolo che per due anni o più è stato un tesoro e ora si butta per terra e non accetta i confini.
Certo, non è facile per l'adulto affrontare al meglio l'espressione di un'emozione così forte, ma la rabbia è una manifestazione del tutto 'normale', una tappa della crescita di ogni bimbo. A partire dai 2 anni, infatti, spesso per tutto il periodo prescolare, il bimbo è travolto da questi stati di ira.
La 'burrasca' può scoppiare, in modo inaspettato, in qualsiasi luogo e per mille cause diverse: una costruzione che crolla, il peluche scomparso, un 'no' del genitore Come mai accade e cosa significa?
La rabbia è un segnale positivo: il piccolo sta crescendo
Il genitore si sente spiazzato di fronte al figlio che piange disperato e scalpita, tuttavia non c'è motivo di preoccuparsi. È un grande segnale positivo, il bimbo sta crescendo e scopre il proprio io, impara chi è e cosa vuole. Ma per farlo, si trova in uno stato di continua lotta, fa fatica a decidere perché non sa bene cosa vuole davvero.
Il bambino si oppone ma non vivetela come una provocazione nei vostri confronti
Quando iniziano le 'prime scene', l'atteggiamento del bimbo, spesso, risulta molto difficile da accettare per l'adulto. Tanto che c'è chi afferma di non riconoscere più il pargolo che è diventato un piccolo mostro. Molto spesso in queste situazioni possono riattivarsi vissuti del genitore stesso riguardo alla rabbia. Questo complica la gestione del momento, poiché passato e presente si confondono e diviene difficile differenziare uno dall'altro.
Il genitore, però, non dovrebbe viverlo come un attacco da parte del bambino.
La sperimentazione passa attraverso ogni momento della vita quotidiana.
La caparbietà è una caratteristica dell'infanzia, proprio perché il piccolo deve sperimentare la sua autonomia.
Quando scoppia la rabbia, aspettate che passi
Una situazione abbastanza tipica (e frequente), per esempio, che innesca una reazione esplosiva nel bimbo è la 'scomparsa' di un giocattolo a cui tiene molto in quel particolare momento. Ma anche un piccolo incidente mentre gioca può dare adito a una vera 'emergenza'.
Come dovrebbe comportarsi, in questi casi, il genitore?
Quando il bimbo diventa intrattabile, e la rabbia esplode improvvisamente, non ha senso tentare subito di calmarlo e parlargli. Ancora peggio è alzare la voce o intimargli di smetterla.
Occorre invece aspettare che passi e dargli il tempo di passare 'attraverso' e 'dopo' la rabbia.
In genere, comunque, dopo che si è sfogato, il bimbo cerca spontaneamente il genitore e, in questo momento, è importante rassicurarlo, coccolarlo e calmarlo. In base all'età, si può poi discutere e spiegare cosa è successo.
Una volta che si è calmato, si può spiegargli che quella rabbia è possibile metterla in un gioco.
Per esempio, può fare un disegno che rappresenta la sua rabbia e poi può tagliarlo a striscioline. Un'altra proposta è quella di prendere una lattina vuota pulita e invitare il bimbo a urlarci dentro e, poi, a sistemarla in un posto nascosto.
Al supermercato, quando è stanco meglio di no
Un altro tipico momento, che spesso si trasforma in una situazione travolgente, è quello della spesa. Sarebbe meglio non portare il bimbo con sé al supermercato, magari dopo una giornata al nido o alla scuola dell'infanzia perché è già stanco.
Tuttavia, se non è possibile evitarlo, è utile ricorrere a qualche piccolo accorgimento per evitare un'esplosione di rabbia.
Se si porta il bimbo a fare la spesa, è utile affidargli dei compiti e coinvolgerlo nella situazione, per esempio, basta dirgli: 'Scegli tu le arance o le pere oggi!'.
L'inizio della giornata, che sia piacevole!
Anche al mattino, sempre di corsa, quando i bimbi vanno al nido o alla scuola dell'infanzia, la 'tragedia' è dietro l'angolo.
Per evitarla, sarebbe opportuno organizzarsi prima per rendere l'inizio della giornata più piacevole. Basta, per esempio, far trovare al bimbo l'orsetto sulla sedia dove mangia per stupirlo o si può pensare a una piccola sorpresina che lo diverta... In fondo, ai bimbi di questa età, basta poco.
Concordate le regole. Poche ma inviolabili
Capire (e accettare come 'normale') la rabbia del bimbo mantenendo la calma (se il bimbo urla, non serve urlare più di lui) di fronte alla sua improvvisa esplosione è molto importante. Soprattutto quando nasce da un 'incidente' del quotidiano.
Un po' diverso il caso in cui il bimbo si arrabbia per un 'no' del genitore. In alcune situazioni, infatti, il bimbo si 'accende' perché l'adulto ha messo dei paletti. Anche in età prescolare, infatti, non si può fare a meno di definire alcuni limiti. Non possiamo discutere, per esempio, sul fatto che a 2-3 anni non si attraversa la strada da soli. Non è una cosa su cui si può trattare, perché rientra in quelle 'regole' di protezione della vita del bimbo.
In questa fascia d'età, in ogni caso, è opportuno che il bimbo segua al massimo 3-4 regole stabilite insieme da mamma e papà. È fondamentale che entrambi i genitori siano d'accordo, e convinti nel proporre sempre le stesse regole: se non c'è coerenza, il piccolo lo percepisce.
I riti danno sicurezza. Soprattutto per la nanna
La regolarità è una grande risorsa per il bimbo piccolo, lo aiuta ad accettare anche quei momenti della giornata che possono scatenare la sua rabbia. Tipico è il caso della nanna che genera, molto spesso, grandi proteste e rimostranze da parte dei bimbi intorno ai 3 anni. Ma naturalmente, il fatto di andare a letto a un orario adeguato per l'età è una 'regola', non è qualcosa su cui si possa discutere. E, in questo frangente, per esempio, è indispensabile che mamma e papà sostengano la stessa identica posizione.
Io sono una grande sostenitrice dei rituali, è importante dare regolarità al bimbo, mangiare alla stessa ora, andare a letto tutte le sere allo stesso orario... Quando dormono poco, i bimbi sono più irritabili, ma il sonno è la fase finale di una giornata.
Per tutta la famiglia: uno spazio anti stress
Impegni, corse e stress sono una sorta di comune denominatore per (quasi) ogni famiglia. Ogni giornata è spesso una lotta contro il tempo: l'adulto avrebbe bisogno di momenti per rilassarsi. Sarebbe sufficiente stare un attimo calmo sul divano, leggere un libro, ascoltare un po' di musica.
Solitamente, se il genitore è sufficientemente soddisfatto, lo è anche il bimbo. Non possiamo pensare che il bimbo sia un mondo a sè stante: se ha intorno adulti che sanno gestire bene il tempo e sono capaci di rilassarsi, lo sarà di più anche lui.
Un genitore mediamente soddisfatto ha più pazienza e un atteggiamento più coerente verso il figlio. E tutti i bambini hanno bisogno di tempo, amore e libertà e di adulti che hanno voglia di stare con loro.