giovedì 21 gennaio 2016

Regole, disciplina e punizioni...con Amore

Innanzi tutto, mi preme specificare che non credo e nemmeno ambisco a diventare "il genitore perfetto".
Sono un essere umano, con debolezze e limiti, quindi, tra la perfezione (irreale) e l'affidabilità (vera), sceglierò sempre la seconda.
Fatta questa doverosa premessa, tutti sappiamo quanto siano giusti anche alcuni NO a livello educativo...quanto siano, anche questi, atti d'amore e giustizia verso i nostri bambini....e quanto sia difficile affermarli con coerenza e fermezza.

Talvolta, sembra che l'unica cosa che ci rimanga sia la reazione fisica. Lo ammetto, qualche sculacciata "simbolica" l'ho assestata...e anche qualche schiaffo sulle mani...senza per altro sentirmi così soddisfatta o vincente, dopo, anzi.
Certamente, ricevere un colpo fisico è offensivo e paralizzante per il bambino...ma, ammettiamolo, poco efficace. E' un momento traumatico, che spesso reprime un'azione errata o esasperante del bambino, ma inutile al fissare in lui un insegnamento.
Oltre al fatto che per me rappresenti una sconfitta, poiché è uno strumento facile a cui ricorrere, sbrigativo ed alquanto limitato...sono convinta che sappiamo e possiamo fare di meglio! Possibile che non abbiamo altri argomenti? Possibile che quei piccoli mostriciattoli siano più forti di noi e sappiano stimolarci reazioni fisiche e non mediate dalla nostra conoscenza e dalla nostra esperienza di vita?

Intendiamo, per caso, che nostro figlio impari che i problemi si risolvono con la forza fisica?

Talvolta siamo troppo stanchi e troppo nervosi per reperire energie a sufficienza per attuare strategie razionali, lo so. Infatti, le poche volte che ho ricorso alle mani, erano momenti difficili, di stress e stanchezza. Nervi a fior di pelle, poca tolleranza al problema, e sbam! Sculacciata o urlo tonante!
Ma riflettiamo. Se noi siamo stressati e nervosi, possiamo sfogarci sul bambino? Non è meglio capire (e risolvere) che cos'è a renderci così suscettibili e rabbiosi?
Gli adulti siamo noi...ed il bambino, come detto altrove (tag: educazione), ha bisogno di vedere in noi un punto di riferimento, non una persona in preda ad una crisi di nervi.
Insieme alle sberle, metto anche le sfuriate isteriche, gli strattonamenti esagerati, le umiliazioni verbali...lo specifico.
Quando proprio non ne possiamo più, credo sia meglio allontanarsi e, che so, chiudersi in bagno a "cristonare" un momento, sfogarsi con un pianto, prendere a pugni i cuscini....piuttosto che riversare la nostra frustrazione e la nostra impotenza sul bambino.

Ma ricordiamoci sempre di una cosa: siamo esseri umani fallibili e fallaci. Non sempre è facile comprendere i comportamenti dei bambini...i loro reali bisogni...chi si ricorda, non siamo bambini da tanto tempo ormai! 
Quindi, se crediamo di aver esagerato...possiamo chiedere scusa a nostro figlio, non è vietato!





Credo saremo tutti d'accordo nell'affermare che non sia la forza repressiva a generare il rispetto delle regole e l'educazione.
Penso ci riescano meglio la competenza (dal latino: cum- con e petere dirigersi, andare con / insieme). Si può considerare la competenza un far convergere in un medesimo punto, un mirare ad un obiettivo comune, un incontrarsi, un gareggiare con fini migliorativi. Colui che è competente, ovvero colui che ha autorità in un certo ambito, è responsabile, autorizzato, qualificato e quindi abilitato ad agire secondo criteri riconosciuti e coerenti con i valori di un gruppo (famiglia);
la consapevolezza (derivato dal verbo consapere, composto da con- e sapere) denota un fenomeno estremamente intimo e di importanza cardinale. Non è un semplice sapere, bensì una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa interiore, profonda, perfettamente armonizzata col resto della persona, dando forma all'etica, alla condotta di vita, alla disciplina, rendendole autentiche. La consapevolezza non si può inculcare: in quanto sapere identitario, capace di elevare una persona al di sopra dell'ignoranza, si trasmette con la condotta individuale perpetua. Chi è consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare. Consapevolezze condivise rendono possibile un agire comune;
la comprensione (dal latino: composto di cum- con e prehendere prendere, prendere con). Un contenere che è un includere, un capire che è afferrare e riorganizzare ogni assetto precedente. Comprendere fa sì che la nostra mente acquisisca il peso massimo che può avere e ciò che si comprende si fa proprio, diventa mattone per costruirsi. E la connotazione etimologica ci sottolinea che questo avviene sempre con un mezzo ben preciso - ora l'intelletto, ora il cuore, ora un abbraccio;
e la compassione (dal latino: cum- insieme e patior sofferenza, soffrire insieme). Nei secoli, la parola acquisisce una connotazione quasi dispregiativa, legata alla pietà, alla pena, ma il suo significato originale è nobile e ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro, non un sentimento che va dall'alto in basso, ma a pari livello. E' una comunione intima e profonda, manifestazione di un tipo di amore incondizionato che fa della comunione un fondamento, sia questa in caso di sofferenza, ma anche di gioia vitale, e di entusiasmo.

Noi genitori, dovremmo allenarci a sviluppare queste capacità, questi "poteri magici"!
E se, come spesso accade, è necessario rimproverare nostro figlio, facciamolo in modo corretto e fermo.
CHE COSA ha fatto di sbagliato e che cosa ha causato? "Hai tirato i capelli a tuo fratello e gli hai fatto male".
CAPIAMO le sue motivazioni, ma non per questo le approviamo. “So che non vuoi che usi i tuoi giochi..." - lui si sente compreso, ma il suo comportamento non è comunque quello giusto "...ma non devi fargli la bibi".
SPIEGHIAMO le conseguenze precise del gesto scorretto "Se lo fai ancora, tuo fratello non vorrà più giocare con te".
RIBADIAMO i suoi pregi "Sei stato gentile e divertente fino ad ora..." e DISTRAIAMOLO con una via d'uscita "..se ora sei molto arrabbiato, anzichè tirare i capelli a tuo fratello, puoi sfogarti con il cuscino o soffiare via la rabbia..."

Il rimprovero poi, non deve durare un'eternità. Gerard E. Nelson, psichiatra infantile americano, ha messo a punto “la sgridata da un minuto”: un messaggio di disapprovazione inequivocabile attuato in disparte, toccando o tenendo in braccio il bambino, sino a quando questi non mostra una qualche reazione: una lacrima, un' espressione triste del volto, il labbro tremante...seguito da una fase di rassicurante tenerezza.
All' inizio può risultare difficile, in quanto il genitore, ancora furioso, deve cominciare a rassicurare il bambino e fargli capire che nonostante la marachella, è capace di migliorare...ma pare funzionare. Lui non si isola o non perde concentrazione e dopo un momento di angoscia e rifiuto, sente comunque la presenza affettiva del genitore....quindi, assimila.

E se, come succede molto spesso, un attimo dopo il bambino ci smentisce e torna a pestare il fratello? Ripetiamo tutto da capo, cercando di ricordarci che anche se glielo abbiamo detto mille volte, le regole non fanno parte dei comportamenti innati, ma necessitano di apprendimento, di tempo...


Ora vi lascio a riflettere, in compagnia di una filastrocca tratta dal libro Nella pancia del papà, di Alberto Pellai (Franco Angeli Editore).


Lo schiaffo è una bomba che scoppia in faccia
fa sì che un bambino per sempre taccia.

Fa male alla pelle ma ancor di più
mi affoga nell’ansia e non vengo più su.

Se credi che per riuscire a calmarmi
lo schiaffo ti serve e può fermarmi,
ti dico che invece uno schiaffo è una bomba
che spinge noi bimbi a un silenzio di tomba.

Così non potremo mai più raccontare
che cosa ci aveva fatto arrabbiare.

A volte un capriccio vuol farti capire
che provo qualcosa che non riesco a dire.

Ho poche parole e molti pensieri
per dirti che anch’io ho momenti neri.

Se provo paura, ho il cuore in subbuglioc
a volte qualcosa ti dico e farfuglio, 
ma spesso è più facile per un bambino
star zitto e fare il birichino.

Lo so che non devo farti arrabbiare,
ma a volte non mi so proprio fermare.

Tu mettimi allora in castigo e se puoi,
non darmi mai schiaffi è il patto fra noi.



Fonti:
http://unaparolaalgiorno.it/
http://archiviostorico.corriere.it/1994/gennaio/17/sfuriata_scientifica_co_0_940117168.shtml

venerdì 9 ottobre 2015

Polpettine di quinoa, zucca e lenticchie

La quinoa è uno pseudo-cereale appartenente alla famiglia degli spinaci e delle barbabietole, molto diffusa nel Sud America. E' un alimento particolarmente dotato di proprietà nutritive.Contiene circa il 60% di carboidrati e una percentuale di proteine dall'alto valore biologico che oscilla tra l’ 11% e il 17%, addirittura paragonabile a quello dei prodotti lattiero-caseari.
E' una buonissima fonte di fibre e minerali, come fosforo, manganese, potassio, ferro, calcio e zinco, e numerose proteine vegetali. Grazie alla grande quantità di garssi polinsaturi e monoinsaturi che contiene, ovvero circa i due terzi della parte grassa della quinoa, è utile per combattere l'arteriosclerosi ed ipercolesterolemia.
La quinoa ha inoltre un alto contenuto di vitamine del gruppo B, C, ed E. Queste vitamine sono presenti in quantità maggiore rispetto ad altri cereali e pseudocereali. La quinoa vince anche il primato per contenuto di BetaCarotene!Possiede un alto contenuto in aminoacidi, in particolare lisina, metionina, cisteina, tirosina e fenilalanina, presenti in quantità di gran lunga superiori rispetto a quelle contenute in altri cereali quali frumento e riso. Non contenendo glutine, può essere consumata dai celiaci. (Marco Bianchi, "I magnifici 20")

Io lo trovo un alimento fantastico e versatile per moltissime ricette.
La ricetta che propongo oggi può essere considerata un piatto unico e sano grazie alla cottura in forno, che piacerà tantissimo ai vostri bambini, con la zucca che dona un po' di dolcezza e poi....alle polpettine nessuno resiste!!!



Ingredienti: 

400g di zucca (da cruda)
150g di lenticchie già lessate
200g di quinoa cotta 
1/2 cipolla rossa
1 spicchio d'aglio 
4 cucchiai di olio di semi
50g farina integrale 
50g pane grattugiato 
2 cucchiai di semi di lino
Sale
Pepe
Curcuma in polvere 
Pane grattugiato x imparare
Semi di sesamo
 
Olio extravergine



Procedimento:
Tagliare la zucca a fette e se possibile non eliminare la buccia, cuocerla in forno a 180° finché non è morbida. 
Una volta fredda mettere in una terrina insieme a cipolla e aglio tritati. Frullare con frullatore ad immersione, aggiungere quindi lenticchie, la quinoa e semi di lino tostati precedentemente in padella, e frullare fino ad ottenere un bel composto morbido. 
Aggiungere l'olio di semi, pangrattato e farina. Infine sale, pepe e spezie a vostro gusto. 
Formare delle polpettine passarle nel pangrattato e sesamo, schiacchiandole leggermente, metterle su carta da forno e spruzzarle con olio extravergine d'oliva.

Cuocere in forno a 200 gradi x 30 min., girandole una volta a metà cottura. Devono rimanere dorate in superficie. 
Servire con maionese di soia, ketchup, senape....o con cosa più vi piace!

lunedì 14 settembre 2015

Trasformati (in meglio) dai nostri figli.

In fin dei conti, che cosa significa essere genitore? E fare il genitore?
In che cosa cambia la vita? Ed in che cosa cambierà, costantemente?
E' un percorso, questo si sa....appena una nuova abitudine della vita da genitore sembra diventare parte della routine, muta nuovamente, evolve e lascia spazio ad una nuova abitudine ancora...
Credo che su un aspetto, siamo tutti d'accordo: mettere al mondo una creatura, un essere umano a sè stante (ribadisco, Un Essere Umano...), fa paura. Implica immediatamente un altissimo, un pesantissimo, senso di responsabilità, che come tutti sappiamo, ha un solo ed unico significato: la capacità di rispondere
Dal latino Respondere (rispondere), seguito dal suffisso -bile che indica facoltà, abilità.

Essere capaci a rispondere, quindi. A che cosa? Alle innumerevoli domande, implicite ed esplicite, di entità, difficoltà e spessore diversi cui si è irrimediabilmente sottoposti nel momento in cui si diventa genitori....ed anche alle situazioni che si vivono, quotidianamente, prestando sempre attenzione al fatto che non si è più da soli, che si ha quell'essere umano in potenza con noi, dietro di noi, che ci osserva...ed impara. 
Insomma, ci si assume la responsabilità di fare la propria parte con approccio il più possibile ieratico, poiché molte cose assumono un significato differente da quello che tu, adulto, attribuivi loro nella tua vita, "prima".
E' che non puoi più prescindere da quella spada di Damocle che si chiama "dare il buon esempio"...o meglio, non è che non puoi...è che capisci molto in fretta che non ti conviene allontanartene...o si trasformerà immediatamente, come da leggenda, in una scure che si abbatterà su di te senza pietà, nel prossimo futuro.

E non si riduce tutto (soltanto) al non fumare in casa (per chi ancora fuma...), al non dire parolacce, al non mangiare stravaccati sul divano, al non maneggiare rozzamente cibo con le mani, al chiudere un cassetto con un piede...ecc...insomma, non si tratta di non potersi più "scazzare in libertà". Si tratta di educare, di saper sapientemente condurre (-ducare) fuori (e-) dal bambino tutto ciò che di positivo "contiene dentro di sè"...




Quindi, si scopre che educare non è neanche lontanamente sinonimo di inculcare e di imporre, ma, è invece, un'attività tutt'altro che semplice, che consta nel saper favorire lo sbocciare della personalità dei propri figli.
Attuare quindi, una serie di scelte che a nostro avviso, aiutano il bambino ad esprimersi al meglio, in accordo con la sua natura...e questa, la si comprende e la si conosce attimo dopo attimo, prestando sempre attenzione ai suoi segnali, ascoltando con tutti i sensi - compreso il sesto (il cuore) - ciò che ci comunica come un bambino riesce a fare, spesso nei modi più disparati...ed irrazionali.
Certo, ovviamente, non sempre si riesce o non sempre si riesce al primo colpo...si impara ad essere e a fare il genitore...non è così immediato...in queste dinamiche conoscitive si intrufolano spesso anche i conflitti non risolti degli adulti, i vissuti ancora "scottanti"....ma che educare nel modo corretto significhi conoscere intimamente il proprio bambino e trasmettergli competenze, nozioni, abilità, esperienze che possano aiutarlo a vivere al meglio, lo si comprende abbastanza in fretta...non foss'altro perchè è proprio ciò che ci è sempre mancato!
Ed in effetti, in queste competenze rientrano anche i banali e noiosi ringraziare, salutare, chiedere con gentilezza, insomma, tutte quelle cose che canonicamente si considerano come semplici norme della buona educazione...perchè avremo sperimentato tutti che se si mangia composti, non ci si sporca, si finisce prima e si può giocare di più...che se si saluta per primi, tutti sono più bendisposti nei nostri confronti, che se si ringrazia, si trasmette altrui la sensazione che abbiamo capito e compreso il suo gesto, il suo sforzo ecc...ecc...

Ma l'altra faccia della medaglia, qual è? Perchè esiste, vero, un'altra faccia della medaglia?
Sì, certo, esiste.
Essere genitori non significa solo avere incombenze, stress, responsabilità, oneri, vincoli, impegni...significa anche sperimentare sentimenti assoluti e cogliere l'opportunità di maturare.
Non tutti coloro che sono padri o madri si sentono o sono persone mature. Alcuni scelgono di non diventarlo mai, altri non sanno individuarne gli estremi e non ne comprendono il significato, altri non sanno come fare a lasciare andare le immagini costruite dentro di sè di loro stessi...ma tutti, tutti, tutti, sono esseri umani da rispettare, tutti hanno i loro travagli interiori....alcuni, sfruttando la metafora, devono ancora partorire se stessi!

Maturare, maturare...cioè?
Per me maturare grazie all'esperienza della genitorialità, alla maternità nel mio caso, significa - come dicevo - avere l'opportunità di rapportarsi quotidianamente con sentimenti assoluti come l'amore, la paura di morire, la felicità, la soddisfazione, l'appagamento, la rinuncia, la stanchezza, la debolezza e nonostante tutti gli sbalzi che le emozioni a loro correlate ti costringono a sentire, essere grata e fiera della vita che stai facendo.
Essere genitore e viversi questa condizione in modo così viscerale e profonda è un dono...è una rivelazione...è una condizione privilegiata che porta con sè, però, una più o meno lunga fase di sofferenza. Accettare di aver scelto, quasi inconsapevolmente, di veder trasformare la propria vita e di maturare grazie alla nascita di uno o più figli significa irrimediabilmente sperimentare sulla e sotto la propria pelle il dolore della perdita.

Prendersi fino in fondo la responsabilità di concepire, crescere, accudire ed educare un altro essere umano con tutto ciò che si possiede ci impone di uscire allo scoperto, di abbandonare, di perdere, la nostra situazione di vita certa e protetta a favore di una vita in cui saremo noi a dover offrire protezione, spesso accompagnati dall'incertezza.
Quella stasi esistenziale e sicura a cui ci eravamo piacevolmente abituati e che con il tempo ci avrebbe condotto ad una condizione di irrealtà e di regressione, lascia il posto al costantemente mutevole, al delicato, all'incerto.
Si perdono tante cose: la libertà di agire da sè e per sè, le uscite frequenti con gli amici, la forma fisica (soprattutto per le mamme...almeno per un po'...), il sonno, il riposo, la pazienza, la tranquillità di poter anche non pensare a domani...ma soprattutto, la propria centralità di individuo, perchè al centro della vita, ora, ci sono loro: i figli.
Il passaggio da un ciclo di vita all’altro richiede sempre di confrontarsi con la perdita del "noto" e con l'ambivalenza del "nuovo": attrae tanto, e altrettanto spaventa...come quando si andava a scuola.
Dove c'è dolore, dove c'è rielaborazione e trasformazione della perdita, c'è sempre una crescita...non solo diventando genitore.
Diciamo che essere padre o madre, facilita il processo!

Il modo per uscire vincitori da questa totalizzante esperienza è conquistare la fiducia nel fatto che ciò che è stato costruito fino al momento di cambiare non ha ragione di essere abbandonato del tutto e che crescere implica sempre conoscenza.
Si perde tanto, ma si conquista di più.
Si migliora, si evolve, si comprendono profondi messaggi di vita, si sperimenta un amore completamente diverso da ogni altro sentimento...in sintesi, si impara ad amare.
Dove Amare significa accogliere, contenere, comprendere, accettare, rispettare, aspettare, ascoltare, apprezzare, incoraggiare, perdonare, essere sinceri, onesti, umili, generosi, fiduciosi, forti.
Dove Amare non significa pretendere, manipolare, mentire, prevaricare, compensare le nostre mancanze interiori.

Questa è la trasformazione, il dono inestimabile, che un figlio fa ad un genitore.

Grazie...






lunedì 27 luglio 2015

Strategia di sopravvivenza...ai capricci

Da un po' di tempo a questa parte...diciamo da quando mio figlio ha un anno e mezzo (ora ne ha quasi tre), sperimento, sperimento e ancora sperimento tattiche di sopravvivenza e di coesistenza pacifiche e soprattutto, funzionali alla nostra relazione...e al mantenimento di una vita più o meno normale.
I bambini sanno portarti all'esasperazione...sfidano la tua capacità di sopportare, resistere...........educare.


Si possono imparare molte cose dai bambini. Quanta pazienza abbiamo, per esempio.
(Franklin P. Jones)


Ovviamente, il piccolo prontuario che segue origina da una serie di piccoli / grandi fallimenti, di frustrazioni, di intoppi, di crisi, di momenti "no"...ma è consolante sapere che sono rimedi realistici e verificati :-) !
Ho sbagliato, ho letto, ho provato, ho approvato ed ho consolidato....
Nulla è immediato, ma quando scorgerete negli occhi di vostro figlio quel bagliore dato dallo stupore misto all'ombra del sospetto di fronte ai vostri cambiamenti...significherà che avrete fatto centro!
Ed avrete aperto un varco verso un rapporto più sereno e appagante.

Noi siamo i genitori e noi siamo il loro esempio...comportiamoci bene...ci emulano in tutto e per tutto.
Noi siamo i genitori e noi siamo il loro punto di riferimento. Se siamo più in crisi e sfiduciati di loro, abbiamo perso il match in partenza.
Noi siamo i genitori e noi abbiamo il compito (e a parer mio anche l'obbligo...ma è una mia opinione...) di mettere in circolo tutto l'amore di cui siamo capaci.
Noi siamo i genitori e sì, possiamo anche sbagliare.................e recuperare!


Segue campionario di situazione tipica di vita, comportamento del bambino e reazione genitoriale spiazzante (e di successo):

  • 1. Lavori domestici 
Tu, mamma (o papà....ovvio....non lo specifico tutte le volte, è implicito) ti accingi a svolgere semplici operazioni domestiche di routine e lui, bambino, imperversa senza sosta in una litania che suona all'incirca così "mamma, guarda!" / "mamma, vieni?" / "mamma, giochiamo?" / "maaaaaaaammmaaaaaaaa..."

Cioè come interrompere e vanificare tutti i tentativi di un adulto di svolgere semplici operazioni come il preparare la cena, il pulire casa sommariamente o il fare una lavatrice........causando una frustrazione infinita ed un senso di colpa imponente verso ogni fronte. Accettare di avere una casa da schifo, di mangiare l'ennesimo toast al volo e via di seguito o accettare di trascurare il tuo cucciolino che in fondo, vuole solo trascorrere del tempo con te?
Sei così scarsa da non riuscire a gestire meglio questa situazione?
Sei tu che sei incapace o la vita ormai non è più cosa tua??
Vuoi che non ti scappi, ad un certo punto "oooooooooooooohhhhhhhhhh che c'èèèèèèèèèèèèèèèèè!" "Arrivo! Un attimooooooooo, che stress che sei!"
Se ciò che Before Children facevi in mezzora e After riesci a fare, male, in due ore sviluppa sulla tua persona tutti tic e le nevrosi fino a quel momento a te completamente sconosciuti, è bene provare un percorso alternativo.

"Bubu, mi aiuti? Non ce la faccio a fare tutti i lavori da sola!"
E quindi, straccetti, spugnette, piumino antipolvere alla mano e via con le lodi e la meraviglia davanti a tutto l'impegno che ci mette per pulire...lui è impegnato e tu guadagni tempo, spazio e aria...e puoi FARE.

"Mi aiuti a dividere i panni da mettere in lavatrice? Questo lo metti lì, questo lo metti là......."
"Poi premi tu il bottone della lavatrice, appena l'abbiamo riempita..."

Idem in cucina.
"Io pelo le carote, tu me ne passi una per volta?"
"Io preparo la cena e tu cucini con il pongo" (corredato di set completo di stampini, formine, mini-mattarello, coltellino di plastica ecc..)



Sintetizzando? Coinvolgete il bambino e dategli la sensazione di essere indispensabile e molto utile.
O continuerà a lungo con la sua nuova attività domestica o si stuferà e magicamente si inventerà qualche giochino da fare con le sue innumerevoli diavolerie....insomma, sarà lui a scegliere di non coinvolgervi e crederà di avere il controllo della situazione...già, crederà! (E' ammessa la risatina diabolica....)
Ovviamente, ci impiegherete comunque più tempo, ma almeno non sarete stressati ed esauriti.


Questa strategia funziona perché non lo si lascia da solo, né lo si obbliga a fare ciò che non vuole.  

Ah! AfterChildren è sempre bene uscire di casa, prepararsi e agire sempre con mezz'oretta di tempo di margine.....sicuramente ci sarà un imprevisto da gestire....ed è bene non essere alle strette. Così non vi saltano i nervi e non compromettete l'intera giornata. Sperimentato e toccato con mano! ^___^


  • 2. Capricci

Di qualunque entità siano, talvolta, oltre che al bambino disperato....possono far saltare i nervi anche al genitore...che magari è stanco, ha poco tempo, è già al decimo episodio della "battaglia giornaliera" con il bambino gne-gne, non ha voglia di essere additato da tutti come se fosse un probabile omicida (perchè i capricci aumentano in volume e durata se attuati in pubblico, questa è una legge.....),  ecc...
Ora....posto che alla lunga, di ciò che possa o meno pensare "la gente" si impara anche a fregarsene....posto che qualunque cosa un genitore decida di fare avrà sempre qualcuno che commenta (e giudica) sottovoce o  alle spalle le sue decisioni.........posto che ciò di cui veramente ci importa è il benessere nostro e dei nostri bambini, i capricci talvolta non possono essere evitati.

Il fatto è che se anche il genitore inizia ad urlare, non è che stia fornendo un buon esempio da seguire....gli diciamo di non urlare....urlando? Gli diciamo di non frignare.....frignando cose del tipo" dai, su, smettilaaaaaa....."

Poco credibili.

Ci sono cose come lo stare seduti sul seggiolino, il doversi mettere/togliere le scarpe, il non poter maneggiare oggetti pericolosi, il non poter mangiare - bere - rompere - comprare tutto ciò che si vuole, il dover abbandonare il parco giochi... che producono moltissima rabbia nei nostri piccoli.

Quando sono piccoli piccoli, sentono solo una forte emozione esplodere dentro di loro, non la sanno gestire e ci si abbandonano, perdendo ogni riferimento...si spaventano del loro stesso stato d'animo e se in tutto ciò noi perdiamo le staffe, la "tragedia" è alle porte. Penseranno "ma questo/a non dovrebbe essere capace di fare tutto? Adesso che fa? E' in crisi più di me!"
Beh, forse non proprio, ma comunque sia....i genitori in balìa del capriccio di turno non sono molto affidabili e concreti.
Ci vuole molta consapevolezza....e anche molta fermezza...ma cerchiamo di rimanere solidi, razionali e lucidi.
Chiediamoci che cosa implica quel capriccio. Che tipo di richiesta nasconde? E' davvero un capriccio o piuttosto, è una domanda? Spesso, dietro a urla, pianti e rumore, in realtà, si cela "solo" una richiesta di attenzione da parte dei bambini....quindi, vediamo se in qualche modo non si può attuare la strategia del punto 1. Coinvolgiamoli, distraiamoli ed impegnamoli....può succedere che si calmino.

Se proprio dobbiamo fare una telefonata o stiamo parlando con qualcuno...evitiamo gli imperativi tipo "stai zitto! Sto parlando!", tanto non funzionano, se non per qualche secondo.
Proviamo a disorientarli con un sorriso seguito da un "Ascolta............puoi andare in bagno ad urlare? Se proprio non puoi farne a meno.......là puoi fare tutto il rumore che vuoi!"
Di solito, seguono stupore e silenzio.
Oppure, altra strategia che funziona, quando sono al telefono chiedo a mio figlio se vuole darmi la mano e fare il giro del salotto con me. Lui mi stringe la mano, giriamo per la casa come zombies, ma almeno io porto a termine la mia telefonata con successo!

Siete nel bel mezzo del capriccio perchè avete dovuto dire un "no" ed il bambino non ha gradito? Con Bubu spesso mi comporto così:
"Non capisco niente di ciò che stai urlando e piagnucolando....calmati e poi ti ascolto...finchè urli, non ti do' retta. Quando ti sei calmato, chiamami...." Gli faccio una carezza e lo ignoro con serenità.
Oppure: 
"Sei arrabbiato? Lo capisco.....però purtroppo non possiamo fare altrimenti adesso. Soffiamo insieme via la rabbia? Respiriamo bene e soffiamo! Via, rabbia...vai via!"
E seguono tanti respironi con tanti soffi........la rabbia si trasforma in gioco....ed il bambino si calma...ed il tuo istinto omicida pure (^_________^).........
  
Questa strategia funziona perché si forniscono al bambino o un'alternativa (urla altrove), o lo spazio ed il tempo per sfogarsi (calmati e poi ti ascolto) o una nuova modalità di esprimersi (soffia via la rabbia, non negarla).
In tutti i casi, nessun divieto, nessuna imposizione.


  • 3. L'ora della nanna
Premesso che noi siamo stati fortunati....abbiamo infatti avuto la grazia di avere un bambino che ama dormire! Questo non toglie comunque che alcune volte proprio non voglia andarci, perchè sta giocando, perchè sta guardando la tv, perchè abbiamo ospiti a casa....
Lui però sa che all'ora della nanna, tutti vanno a letto (compresi mamma e papà) e che tutto si rimanda a domani....sa che c'è un incantesimo che ci impone di andare a letto, un po' come succede a Cenerentola che deve rientrare a casa entro la mezzanotte...
L'elemento fiabesco ha una grande presa sull'immaginazione dei bambini ed infatti, altri nostri complici all'addormentamento sono alcune brevissime fiabe che tutte le sante sere gli racconto mentre è nel lettino....che hanno come filo conduttore la nanna....5 minuti di storielle e alla fine è lui a dirmi "vai a dormire mamma, c'è l'incantesimo...."

Questa strategia funziona perchè la regola coinvolge tutti, non solo il bambino e perchè stimola la sua immaginazione, creando un solido ed esclusivo rituale di famiglia.


In fondo, credo che i bambini vogliano solo sentirsi coinvolti, trovare certezze e punti di riferimento.
La regolarità, la routine e anche quella ripetitività che a noi sembra noiosissima, per loro è fonte di sicurezza.
A breve, su questi schermi, altre strategie di vita serena!!!!

Buoni esperimenti............................