lunedì 14 marzo 2016

Vuoi diventare il nonno (o parente stretto) ideale?

Di decaloghi, prontuari, suggerimenti, note e promemoria per i parenti dei neo-genitori se ne trovano sempre di nuovi e di sempre più complessi e stratificati. Mi viene da dire che, evidentemente, non ce ne siano abbastanza!

Sarà che quando arriva un bebè la stanchezza, le emozioni, le novità rendono tutti molto suscettibili, che la genitorialità sconvolge la vita, che sempre più si rende necessario comunicare le proprie esigenze senza remore e senza quel "tradizionale" timore reverenziale verso le generazioni che ci precedono, che i genitori novelli vogliono affermare la loro libertà di scegliere e sbagliare autonomamente (non essendo, spesso, dei ragazzini, ma dei collaudati trentenni...oggi funziona così...), emancipandosi per sempre dal famigerato Quarto Comandamento...
Sarà poi, che sempre di meno la società è imperniata sulla vicinanza emotiva tra i "vecchi" ed i "giovani", sull'ascolto, sulla saggezza, sulla condivisione delle competenze acquisiste...sarà che i nonni, i parenti più bersagliati di solito, spesso, non solo non sanno più giocare il ruolo del punto di riferimento, ma più frequentemente si trasformano in mine vaganti che da un momento all'altro possono complicarti la vita, più del nuovo arrivato o della nuova arrivata in casa.
Perché?


Questo è un mistero che non ci è dato conoscere...nemmeno i veggenti di Fatima possono rispondere e spiegare perché i genitori, nel momento in cui sono elevati a rango di "nonni" si trasformino in esseri indefinibili, che non sanno collocarsi tra i due estremi del divenire presenze ossessive o ectoplasmi dalla struttura e dalla solidità inconsistenti.

Resta però un dato reale e concreto: ogni volta che scambio due parole con una neo-mamma o un neo-papà, tempo dieci minuti e spunta fuori il discorso dei nonni e per osmosi, quello dei parenti in generale.
Possibile che un neofita del mondo genitori-figli debba essere più spaventato ed atterrito da ciò che sono diventati o possono potenzialmente diventare i suoi genitori che da quell'esserino urlante in tutto e per tutto dipendente da lui/lei?



Potevo quindi esimermi dal raccogliere tutte le chiacchiere scambiate con gli amici con cui condivido questo strano destino che è essere genitore atterrito dalla bruciante realtà che è il rapportarsi con nonni e parenti inebetiti o peggio galvanizzati!?

Mi sembrava però brutto rivolgere accuse e critiche soltanto agli "altri" e quindi, ho pensato fosse giusto mettere in discussione anche "noi", i neo-genitori di oggi appunto...che tanto amiamo imparare, studiare ed informarci sui bambini, sulla loro psicologia, sul rapporto papà-mamma-bambino, sull'educazione montessoriana, sull'alimentazione sana, sui metodi educativi sperimentali... ma talvolta ci dimentichiamo di essere un po' più umili, tolleranti e tranquilli.
(So che questa cosa verrà biecamente strumentalizzata ed usata contro di me...lo so...pazienza. Scelgo sempre l'onestà, gente...)


Per i neo-genitori:

  1. In primis, se ci sarà qualche malinteso con nonni o parenti (e ci sarà...), chiarite subito il vostro punto di vista, il vostro disappunto. Non serve a nulla, se non ad aumentare la tensione in famiglia, lamentarsi con il partner. Parlate con serenità e fermezza con colui/colei che ha turbato il vostro equilibrio: sarà utile a tutti. Coraggio! Siete adulti ormai (anche se c'è chi vi tratta sempre come un bambino...)
  2. Dopo esservi confrontati ed accordati sullo stile educativo che volete impartire ai vostri figli, restate uniti e convinti. Non lasciatevi influenzare. Se poi vi rendete conto che potete e volete modificare qualcosa, decidetelo insieme ed in separata sede (mai in autonomia!) ed agite di conseguenza.
  3. E' fondamentale condividere con chi interagisce maggiormente con i vostri figli i principi basilari della vostra scelta educativa. I bambini devono poter avere sempre gli stessi riferimenti educativi. Siate molto incisivi in merito a questo e non permettete che vengano messe in discussione le vostre scelte davanti ai bambini. Se ne discute - se proprio si deve - senza i bambini nei paraggi. Restate comunque aperti ad altri punti di vista.
  4. Chiedete e delegate il meno possibile, solo quando è necessario e comunque non affidate ad altri le attività centrali della vostra routine famigliare: portate voi il bambino dal pediatra, a scuola, al parco giochi, in piscina, al ristorante...e scegliete voi i giochi, i vestitini, le attività da svolgere...Siete voi i genitori e cercate di essere presenti e costanti
  5. Non trasformatevi in genitori gelosi e possessivi. Trovate il giusto limite e lasciate un po' di spazio ai nonni, agli zii, ai cugini... anche dal punto di vista affettivo. Se siete stati e siete genitori premurosi, attenti ed affettuosi, non avete nulla da temere. Siate adulti e sicuri delle vostre capacità.
  6. Ricordatevi di ringraziare per l'aiuto ricevuto. Non è ovvio o scontato.
  7. I vostri bambini amano stare con i nonni/gli zii ecc...non privateli di queste presenze...rappresentano la novità, un'evasione, una coccola.
  8. Non confondete il rapporto che voi avete con i vostri genitori con quello che i vostri figli potranno costruire con loro. Non è detto che "i senior" si comportino con i bambini come si sono comportati con voi...nel bene e nel male, date loro modo di esprimersi. C'è sempre tempo per intervenire.




E ora...tocca a voi, nonni e parenti! Ecco che cosa mi sento di dirvi. Spero ne facciate tesoro...

  1. Non improvvisate le visite ed  avvisate del vostro arrivo. E prima di telefonare, mandate un sms...magari i neo-genitori stanno dormendo, attività preziosa e rara con un neonato o un bambino in casa. Se non rispondono al telefono, non sono morti! Richiameranno appena possono.
  2. Date consigli solo se espressamente richiesti. A volte dietro a un consiglio "spontaneo" si legge un disappunto o una critica, soprattutto se li esprimete con fare saccente. E anche quando richiesti, non vi aspettate che vengano accettati ed applicati alla lettera.
  3. Se vi capita di sostenere economicamente i vostri figli, non possedete automaticamente il diritto di imporre la vostra volontà sulle loro scelte di vita.
  4. Se discutete o litigate con i vostri figli, o se avete ricevuto rispostacce o sguardi taglienti da parte loro (spesso causati dalla stanchezza e dallo stress...dall'emotività instabile...ricordatelo!) cercate di fare voi il primo passo per ricucire. Siete o no i più anziani e quindi i più saggi? Potrebbe essere un buon incarico quello di riportare la pace e l'armonia in famiglia...
  5. Non spetta a voi decidere: rispettate le regole stabilite dai vostri figli. Abbiate la compiacenza e l'umiltà di accettare che le linee guida pediatriche, pedagogiche, formative ed in ambito di sicurezza in auto e in casa cambiano di continuo e quindi le vostre nozioni in merito a svezzamento, sonno, allattamento, puericultura... probabilmente ora sono diverse ed è vostro compito adeguarvici. "Ai miei tempi…" è una frase che dovete bandire.
  6. Siate discreti e premurosi con le neo-mamme. Non commentate il loro peso, il loro viso stanco, la loro fragilità ed abbiate qualche premura in più con chi ha subito un parto cesareo...potete dispensare nozioni solo se siete ostetriche, ginecologi, psicologi...e forse nemmeno!
  7. Se volete essere d'aiuto, rimboccatevi le maniche e datevi da fare. Fate la spesa, portate qualcosa di pronto da mangiare, collaborate facendo qualcosa di pratico. Lasciate a mamma, papà e neonato/a il tempo e lo spazio necessari per trovare l'equilibrio famigliare...Se i vostri figli hanno bisogno di lasciare a voi i bambini per qualche ragione, ve lo chiederanno e lo faranno. Fino a quel momento, state in disparte...non irrompete nel loro intimo legame fisico ed emotivo. Non "strappate" dalle braccia dei neo-genitori i bambini per tenerli con voi, per trastullarvi con loro in braccio...non cullateli per ore...I bambini hanno bisogno del contatto fisico con i genitori e quando riposano, devono stare tranquilli nella carrozzina, nella sdraietta...senza che qualcuno li svegli e li destabilizzi senza necessità. 
  8. Chi vi chiede aiuto, inevitabilmente, ripone in voi una grande fiducia. Se vorrete mantenere viva quest’ultima sappiate che è importante non tradirla mai! Attenetevi a ciò che i vostri figli  e rispettivi partners ritengono giusto per i lori figli. Evitate di fare di testa vostra, di infrangere le regole e, soprattutto, non rendete vostri complici i vostri nipoti, insegnando loro a mentire  (“non dirlo alla mamma e al papà..."). I bambini prima o poi raccontano tutto e avrete guadagnato solo una pessima figura...oltre ad aver gettato le basi per una grave frattura! Piuttosto chiedete, in separata sede e con anticipo rispetto all’azione, se potete concedere uno strappo a una regola.
  9. Non si baciano sulla bocca i bambini ed anche i neonati, andrebbero toccati e baciati il meno possibile. 
  10. Dimostrate lo stesso affetto e la stessa disponibilità con tutti i nipotiI nonni dovrebbero dare sempre il buon esempio ed essere guidati da un forte senso di giustizia ed equità.
  11. Non sostituitevi ai genitori, non giocate a fare la mammina o il paparino buoni. Se mamma e papà dicono "no" è NO. E non lasciatevi andare a considerazioni del tipo: "Vuole stare solo con me...Mi chiama mamma...Con voi non mangia perché non gli piace il cibo che gli preparate...Ha fatto questa cosa mentre tu non c’eri...Solo io e lui/lei facciamo questa cosa"... ecc....ecc....Sono frasi-pugnalate da non pronunciare MAI! Feriscono profondamente i neo-genitori e non sono di buon esempio per i bambini che sentendo denigrare i propri genitori, faticheranno a riconoscerne il ruolo ed entreranno in confusione. 
  12. Non colpevolizzate mamma e papà del bambino per l’assenza ad un momento importante nella crescita del piccolo: non essere sempre presenti è già abbastanza frustrante e difficile per loro, senza che glielo ricordiate. Del resto, se ai nonni è chiesto di occuparsi dei nipoti è perché i neo-genitori lavorano o sono impegnati...e questo vale anche quando si lavora per soddisfazione personale e non solo per necessità...(o quando ci si concede un'ora d'aria...): non è una colpa mantenere una vita al di fuori della relazione genitore-figlio ed anche questa è una scelta sulla quale non dovrete esprimervi, non vi compete.
  13. Eventuali attriti o dissapori tra i vostri figli ed i rispettivi coniugi o partners non vi riguardano e non è gradito conoscere la vostra posizione in merito. Intervenendo nella coppia, non aggiusterete le cose, anzi finireste per peggiorarle
  14. Non proiettate la vostra ansia sui neo-genitori: siate nonni positivi, dovreste essere delle figure rassicuranti! Non dei generatori di angoscia. Dovreste conoscere la maggior parte dei problemi perché li avete già vissuti...Possibile che vi perdiate davanti ad un rigurgito di latte o a due linee di febbre?
  15. Condividete il vostro hobby (giardinaggio, disegno...) con vostro nipote. Diventate una figura che può insegnargli qualcosa di diverso dalla scuola o da mamma e papà. Arricchite il suo mondo con qualcosa per cui i suoi genitori non hanno né tempo né esperienza...I vostri figli e i vostri nipoti vi vedranno così come una figura positiva e necessaria.
  16. Lodate i vostri figli ed il loro lavoro svolto come genitori. Dite loro che sono bravi, talvolta!







giovedì 21 gennaio 2016

Regole, disciplina e punizioni...con Amore

Innanzi tutto, mi preme specificare che non credo e nemmeno ambisco a diventare "il genitore perfetto".
Sono un essere umano, con debolezze e limiti, quindi, tra la perfezione (irreale) e l'affidabilità (vera), sceglierò sempre la seconda.
Fatta questa doverosa premessa, tutti sappiamo quanto siano giusti anche alcuni NO a livello educativo...quanto siano, anche questi, atti d'amore e giustizia verso i nostri bambini....e quanto sia difficile affermarli con coerenza e fermezza.

Talvolta, sembra che l'unica cosa che ci rimanga sia la reazione fisica. Lo ammetto, qualche sculacciata "simbolica" l'ho assestata...e anche qualche schiaffo sulle mani...senza per altro sentirmi così soddisfatta o vincente, dopo, anzi.
Certamente, ricevere un colpo fisico è offensivo e paralizzante per il bambino...ma, ammettiamolo, poco efficace. E' un momento traumatico, che spesso reprime un'azione errata o esasperante del bambino, ma inutile al fissare in lui un insegnamento.
Oltre al fatto che per me rappresenti una sconfitta, poiché è uno strumento facile a cui ricorrere, sbrigativo ed alquanto limitato...sono convinta che sappiamo e possiamo fare di meglio! Possibile che non abbiamo altri argomenti? Possibile che quei piccoli mostriciattoli siano più forti di noi e sappiano stimolarci reazioni fisiche e non mediate dalla nostra conoscenza e dalla nostra esperienza di vita?

Intendiamo, per caso, che nostro figlio impari che i problemi si risolvono con la forza fisica?

Talvolta siamo troppo stanchi e troppo nervosi per reperire energie a sufficienza per attuare strategie razionali, lo so. Infatti, le poche volte che ho ricorso alle mani, erano momenti difficili, di stress e stanchezza. Nervi a fior di pelle, poca tolleranza al problema, e sbam! Sculacciata o urlo tonante!
Ma riflettiamo. Se noi siamo stressati e nervosi, possiamo sfogarci sul bambino? Non è meglio capire (e risolvere) che cos'è a renderci così suscettibili e rabbiosi?
Gli adulti siamo noi...ed il bambino, come detto altrove (tag: educazione), ha bisogno di vedere in noi un punto di riferimento, non una persona in preda ad una crisi di nervi.
Insieme alle sberle, metto anche le sfuriate isteriche, gli strattonamenti esagerati, le umiliazioni verbali...lo specifico.
Quando proprio non ne possiamo più, credo sia meglio allontanarsi e, che so, chiudersi in bagno a "cristonare" un momento, sfogarsi con un pianto, prendere a pugni i cuscini....piuttosto che riversare la nostra frustrazione e la nostra impotenza sul bambino.

Ma ricordiamoci sempre di una cosa: siamo esseri umani fallibili e fallaci. Non sempre è facile comprendere i comportamenti dei bambini...i loro reali bisogni...chi si ricorda, non siamo bambini da tanto tempo ormai! 
Quindi, se crediamo di aver esagerato...possiamo chiedere scusa a nostro figlio, non è vietato!





Credo saremo tutti d'accordo nell'affermare che non sia la forza repressiva a generare il rispetto delle regole e l'educazione.
Penso ci riescano meglio la competenza (dal latino: cum- con e petere dirigersi, andare con / insieme). Si può considerare la competenza un far convergere in un medesimo punto, un mirare ad un obiettivo comune, un incontrarsi, un gareggiare con fini migliorativi. Colui che è competente, ovvero colui che ha autorità in un certo ambito, è responsabile, autorizzato, qualificato e quindi abilitato ad agire secondo criteri riconosciuti e coerenti con i valori di un gruppo (famiglia);
la consapevolezza (derivato dal verbo consapere, composto da con- e sapere) denota un fenomeno estremamente intimo e di importanza cardinale. Non è un semplice sapere, bensì una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa interiore, profonda, perfettamente armonizzata col resto della persona, dando forma all'etica, alla condotta di vita, alla disciplina, rendendole autentiche. La consapevolezza non si può inculcare: in quanto sapere identitario, capace di elevare una persona al di sopra dell'ignoranza, si trasmette con la condotta individuale perpetua. Chi è consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare. Consapevolezze condivise rendono possibile un agire comune;
la comprensione (dal latino: composto di cum- con e prehendere prendere, prendere con). Un contenere che è un includere, un capire che è afferrare e riorganizzare ogni assetto precedente. Comprendere fa sì che la nostra mente acquisisca il peso massimo che può avere e ciò che si comprende si fa proprio, diventa mattone per costruirsi. E la connotazione etimologica ci sottolinea che questo avviene sempre con un mezzo ben preciso - ora l'intelletto, ora il cuore, ora un abbraccio;
e la compassione (dal latino: cum- insieme e patior sofferenza, soffrire insieme). Nei secoli, la parola acquisisce una connotazione quasi dispregiativa, legata alla pietà, alla pena, ma il suo significato originale è nobile e ampio. La compassione è la partecipazione alla sofferenza dell'altro, non un sentimento che va dall'alto in basso, ma a pari livello. E' una comunione intima e profonda, manifestazione di un tipo di amore incondizionato che fa della comunione un fondamento, sia questa in caso di sofferenza, ma anche di gioia vitale, e di entusiasmo.

Noi genitori, dovremmo allenarci a sviluppare queste capacità, questi "poteri magici"!
E se, come spesso accade, è necessario rimproverare nostro figlio, facciamolo in modo corretto e fermo.
CHE COSA ha fatto di sbagliato e che cosa ha causato? "Hai tirato i capelli a tuo fratello e gli hai fatto male".
CAPIAMO le sue motivazioni, ma non per questo le approviamo. “So che non vuoi che usi i tuoi giochi..." - lui si sente compreso, ma il suo comportamento non è comunque quello giusto "...ma non devi fargli la bibi".
SPIEGHIAMO le conseguenze precise del gesto scorretto "Se lo fai ancora, tuo fratello non vorrà più giocare con te".
RIBADIAMO i suoi pregi "Sei stato gentile e divertente fino ad ora..." e DISTRAIAMOLO con una via d'uscita "..se ora sei molto arrabbiato, anzichè tirare i capelli a tuo fratello, puoi sfogarti con il cuscino o soffiare via la rabbia..."

Il rimprovero poi, non deve durare un'eternità. Gerard E. Nelson, psichiatra infantile americano, ha messo a punto “la sgridata da un minuto”: un messaggio di disapprovazione inequivocabile attuato in disparte, toccando o tenendo in braccio il bambino, sino a quando questi non mostra una qualche reazione: una lacrima, un' espressione triste del volto, il labbro tremante...seguito da una fase di rassicurante tenerezza.
All' inizio può risultare difficile, in quanto il genitore, ancora furioso, deve cominciare a rassicurare il bambino e fargli capire che nonostante la marachella, è capace di migliorare...ma pare funzionare. Lui non si isola o non perde concentrazione e dopo un momento di angoscia e rifiuto, sente comunque la presenza affettiva del genitore....quindi, assimila.

E se, come succede molto spesso, un attimo dopo il bambino ci smentisce e torna a pestare il fratello? Ripetiamo tutto da capo, cercando di ricordarci che anche se glielo abbiamo detto mille volte, le regole non fanno parte dei comportamenti innati, ma necessitano di apprendimento, di tempo...


Ora vi lascio a riflettere, in compagnia di una filastrocca tratta dal libro Nella pancia del papà, di Alberto Pellai (Franco Angeli Editore).


Lo schiaffo è una bomba che scoppia in faccia
fa sì che un bambino per sempre taccia.

Fa male alla pelle ma ancor di più
mi affoga nell’ansia e non vengo più su.

Se credi che per riuscire a calmarmi
lo schiaffo ti serve e può fermarmi,
ti dico che invece uno schiaffo è una bomba
che spinge noi bimbi a un silenzio di tomba.

Così non potremo mai più raccontare
che cosa ci aveva fatto arrabbiare.

A volte un capriccio vuol farti capire
che provo qualcosa che non riesco a dire.

Ho poche parole e molti pensieri
per dirti che anch’io ho momenti neri.

Se provo paura, ho il cuore in subbuglioc
a volte qualcosa ti dico e farfuglio, 
ma spesso è più facile per un bambino
star zitto e fare il birichino.

Lo so che non devo farti arrabbiare,
ma a volte non mi so proprio fermare.

Tu mettimi allora in castigo e se puoi,
non darmi mai schiaffi è il patto fra noi.



Fonti:
http://unaparolaalgiorno.it/
http://archiviostorico.corriere.it/1994/gennaio/17/sfuriata_scientifica_co_0_940117168.shtml

venerdì 9 ottobre 2015

Polpettine di quinoa, zucca e lenticchie

La quinoa è uno pseudo-cereale appartenente alla famiglia degli spinaci e delle barbabietole, molto diffusa nel Sud America. E' un alimento particolarmente dotato di proprietà nutritive.Contiene circa il 60% di carboidrati e una percentuale di proteine dall'alto valore biologico che oscilla tra l’ 11% e il 17%, addirittura paragonabile a quello dei prodotti lattiero-caseari.
E' una buonissima fonte di fibre e minerali, come fosforo, manganese, potassio, ferro, calcio e zinco, e numerose proteine vegetali. Grazie alla grande quantità di garssi polinsaturi e monoinsaturi che contiene, ovvero circa i due terzi della parte grassa della quinoa, è utile per combattere l'arteriosclerosi ed ipercolesterolemia.
La quinoa ha inoltre un alto contenuto di vitamine del gruppo B, C, ed E. Queste vitamine sono presenti in quantità maggiore rispetto ad altri cereali e pseudocereali. La quinoa vince anche il primato per contenuto di BetaCarotene!Possiede un alto contenuto in aminoacidi, in particolare lisina, metionina, cisteina, tirosina e fenilalanina, presenti in quantità di gran lunga superiori rispetto a quelle contenute in altri cereali quali frumento e riso. Non contenendo glutine, può essere consumata dai celiaci. (Marco Bianchi, "I magnifici 20")

Io lo trovo un alimento fantastico e versatile per moltissime ricette.
La ricetta che propongo oggi può essere considerata un piatto unico e sano grazie alla cottura in forno, che piacerà tantissimo ai vostri bambini, con la zucca che dona un po' di dolcezza e poi....alle polpettine nessuno resiste!!!



Ingredienti: 

400g di zucca (da cruda)
150g di lenticchie già lessate
200g di quinoa cotta 
1/2 cipolla rossa
1 spicchio d'aglio 
4 cucchiai di olio di semi
50g farina integrale 
50g pane grattugiato 
2 cucchiai di semi di lino
Sale
Pepe
Curcuma in polvere 
Pane grattugiato x imparare
Semi di sesamo
 
Olio extravergine



Procedimento:
Tagliare la zucca a fette e se possibile non eliminare la buccia, cuocerla in forno a 180° finché non è morbida. 
Una volta fredda mettere in una terrina insieme a cipolla e aglio tritati. Frullare con frullatore ad immersione, aggiungere quindi lenticchie, la quinoa e semi di lino tostati precedentemente in padella, e frullare fino ad ottenere un bel composto morbido. 
Aggiungere l'olio di semi, pangrattato e farina. Infine sale, pepe e spezie a vostro gusto. 
Formare delle polpettine passarle nel pangrattato e sesamo, schiacchiandole leggermente, metterle su carta da forno e spruzzarle con olio extravergine d'oliva.

Cuocere in forno a 200 gradi x 30 min., girandole una volta a metà cottura. Devono rimanere dorate in superficie. 
Servire con maionese di soia, ketchup, senape....o con cosa più vi piace!

lunedì 14 settembre 2015

Trasformati (in meglio) dai nostri figli.

In fin dei conti, che cosa significa essere genitore? E fare il genitore?
In che cosa cambia la vita? Ed in che cosa cambierà, costantemente?
E' un percorso, questo si sa....appena una nuova abitudine della vita da genitore sembra diventare parte della routine, muta nuovamente, evolve e lascia spazio ad una nuova abitudine ancora...
Credo che su un aspetto, siamo tutti d'accordo: mettere al mondo una creatura, un essere umano a sè stante (ribadisco, Un Essere Umano...), fa paura. Implica immediatamente un altissimo, un pesantissimo, senso di responsabilità, che come tutti sappiamo, ha un solo ed unico significato: la capacità di rispondere
Dal latino Respondere (rispondere), seguito dal suffisso -bile che indica facoltà, abilità.

Essere capaci a rispondere, quindi. A che cosa? Alle innumerevoli domande, implicite ed esplicite, di entità, difficoltà e spessore diversi cui si è irrimediabilmente sottoposti nel momento in cui si diventa genitori....ed anche alle situazioni che si vivono, quotidianamente, prestando sempre attenzione al fatto che non si è più da soli, che si ha quell'essere umano in potenza con noi, dietro di noi, che ci osserva...ed impara. 
Insomma, ci si assume la responsabilità di fare la propria parte con approccio il più possibile ieratico, poiché molte cose assumono un significato differente da quello che tu, adulto, attribuivi loro nella tua vita, "prima".
E' che non puoi più prescindere da quella spada di Damocle che si chiama "dare il buon esempio"...o meglio, non è che non puoi...è che capisci molto in fretta che non ti conviene allontanartene...o si trasformerà immediatamente, come da leggenda, in una scure che si abbatterà su di te senza pietà, nel prossimo futuro.

E non si riduce tutto (soltanto) al non fumare in casa (per chi ancora fuma...), al non dire parolacce, al non mangiare stravaccati sul divano, al non maneggiare rozzamente cibo con le mani, al chiudere un cassetto con un piede...ecc...insomma, non si tratta di non potersi più "scazzare in libertà". Si tratta di educare, di saper sapientemente condurre (-ducare) fuori (e-) dal bambino tutto ciò che di positivo "contiene dentro di sè"...




Quindi, si scopre che educare non è neanche lontanamente sinonimo di inculcare e di imporre, ma, è invece, un'attività tutt'altro che semplice, che consta nel saper favorire lo sbocciare della personalità dei propri figli.
Attuare quindi, una serie di scelte che a nostro avviso, aiutano il bambino ad esprimersi al meglio, in accordo con la sua natura...e questa, la si comprende e la si conosce attimo dopo attimo, prestando sempre attenzione ai suoi segnali, ascoltando con tutti i sensi - compreso il sesto (il cuore) - ciò che ci comunica come un bambino riesce a fare, spesso nei modi più disparati...ed irrazionali.
Certo, ovviamente, non sempre si riesce o non sempre si riesce al primo colpo...si impara ad essere e a fare il genitore...non è così immediato...in queste dinamiche conoscitive si intrufolano spesso anche i conflitti non risolti degli adulti, i vissuti ancora "scottanti"....ma che educare nel modo corretto significhi conoscere intimamente il proprio bambino e trasmettergli competenze, nozioni, abilità, esperienze che possano aiutarlo a vivere al meglio, lo si comprende abbastanza in fretta...non foss'altro perchè è proprio ciò che ci è sempre mancato!
Ed in effetti, in queste competenze rientrano anche i banali e noiosi ringraziare, salutare, chiedere con gentilezza, insomma, tutte quelle cose che canonicamente si considerano come semplici norme della buona educazione...perchè avremo sperimentato tutti che se si mangia composti, non ci si sporca, si finisce prima e si può giocare di più...che se si saluta per primi, tutti sono più bendisposti nei nostri confronti, che se si ringrazia, si trasmette altrui la sensazione che abbiamo capito e compreso il suo gesto, il suo sforzo ecc...ecc...

Ma l'altra faccia della medaglia, qual è? Perchè esiste, vero, un'altra faccia della medaglia?
Sì, certo, esiste.
Essere genitori non significa solo avere incombenze, stress, responsabilità, oneri, vincoli, impegni...significa anche sperimentare sentimenti assoluti e cogliere l'opportunità di maturare.
Non tutti coloro che sono padri o madri si sentono o sono persone mature. Alcuni scelgono di non diventarlo mai, altri non sanno individuarne gli estremi e non ne comprendono il significato, altri non sanno come fare a lasciare andare le immagini costruite dentro di sè di loro stessi...ma tutti, tutti, tutti, sono esseri umani da rispettare, tutti hanno i loro travagli interiori....alcuni, sfruttando la metafora, devono ancora partorire se stessi!

Maturare, maturare...cioè?
Per me maturare grazie all'esperienza della genitorialità, alla maternità nel mio caso, significa - come dicevo - avere l'opportunità di rapportarsi quotidianamente con sentimenti assoluti come l'amore, la paura di morire, la felicità, la soddisfazione, l'appagamento, la rinuncia, la stanchezza, la debolezza e nonostante tutti gli sbalzi che le emozioni a loro correlate ti costringono a sentire, essere grata e fiera della vita che stai facendo.
Essere genitore e viversi questa condizione in modo così viscerale e profonda è un dono...è una rivelazione...è una condizione privilegiata che porta con sè, però, una più o meno lunga fase di sofferenza. Accettare di aver scelto, quasi inconsapevolmente, di veder trasformare la propria vita e di maturare grazie alla nascita di uno o più figli significa irrimediabilmente sperimentare sulla e sotto la propria pelle il dolore della perdita.

Prendersi fino in fondo la responsabilità di concepire, crescere, accudire ed educare un altro essere umano con tutto ciò che si possiede ci impone di uscire allo scoperto, di abbandonare, di perdere, la nostra situazione di vita certa e protetta a favore di una vita in cui saremo noi a dover offrire protezione, spesso accompagnati dall'incertezza.
Quella stasi esistenziale e sicura a cui ci eravamo piacevolmente abituati e che con il tempo ci avrebbe condotto ad una condizione di irrealtà e di regressione, lascia il posto al costantemente mutevole, al delicato, all'incerto.
Si perdono tante cose: la libertà di agire da sè e per sè, le uscite frequenti con gli amici, la forma fisica (soprattutto per le mamme...almeno per un po'...), il sonno, il riposo, la pazienza, la tranquillità di poter anche non pensare a domani...ma soprattutto, la propria centralità di individuo, perchè al centro della vita, ora, ci sono loro: i figli.
Il passaggio da un ciclo di vita all’altro richiede sempre di confrontarsi con la perdita del "noto" e con l'ambivalenza del "nuovo": attrae tanto, e altrettanto spaventa...come quando si andava a scuola.
Dove c'è dolore, dove c'è rielaborazione e trasformazione della perdita, c'è sempre una crescita...non solo diventando genitore.
Diciamo che essere padre o madre, facilita il processo!

Il modo per uscire vincitori da questa totalizzante esperienza è conquistare la fiducia nel fatto che ciò che è stato costruito fino al momento di cambiare non ha ragione di essere abbandonato del tutto e che crescere implica sempre conoscenza.
Si perde tanto, ma si conquista di più.
Si migliora, si evolve, si comprendono profondi messaggi di vita, si sperimenta un amore completamente diverso da ogni altro sentimento...in sintesi, si impara ad amare.
Dove Amare significa accogliere, contenere, comprendere, accettare, rispettare, aspettare, ascoltare, apprezzare, incoraggiare, perdonare, essere sinceri, onesti, umili, generosi, fiduciosi, forti.
Dove Amare non significa pretendere, manipolare, mentire, prevaricare, compensare le nostre mancanze interiori.

Questa è la trasformazione, il dono inestimabile, che un figlio fa ad un genitore.

Grazie...