martedì 10 febbraio 2015

Le mamme perfette (grazie a Dio) non esistono!

Quando sono diventata mamma non è stato tutto rose e fiori. Mi sono sentita catapultata di colpo in una realtà che non conoscevo e che non mi aspettavo. Ora so che la maternità non si può comprendere fino a che non ci si trova immerse. Certo, si può immaginare, ma quello che ci si trova in effetti a vivere è lontano anni luce da ogni previsione.
La nostra società ci propone attraverso i mass media un'immagine distorta della maternità, in cui vengono sottolineati (ed esasperati) aspetti quali la gioia, la totale disponibilità della neomamma, la tenerezza dell'avere tra le braccia la piccola creatura tanto desiderata.
La maternità, però, non è soltanto questo. Senza arrivare agli estremi della depressione post partum (che in ogni caso è molto più frequente di quanto si pensi), diventare mamma significa anche stanchezza (tanta!), senso di inadeguatezza, a volte rabbia e senso di impotenza.
Perchè l'immagine di mamma che ci viene proposta ogni giorno tramite la pubblicità non mostra anche questi aspetti? E' quasi come se questi aspetti facessero paura, e per questo venissero negati.
Peccato che quando poi ci si trova davvero con quel frugoletto piangente tra le braccia, le cose siano molto, molto diverse dall'immagine che fino a quel momento ci è stata propinata e che, volenti o nolenti, abbiamo interiorizzato come la nostra idea di mamma. Una mamma perfetta.

Quando un bambino (o due come nel mio caso) irrompono nella nostra vita cambiandola radicalmente, tutto ci sentiamo fuorchè perfette. Ricordo momenti di profondo sconforto in cui mi sono chiesta perchè mai avevo avuto la malsana idea di volere dei bambini. Momenti terribili in cui sentivo che la mia vita di prima era finita per sempre, che non sarei mai più riuscita a leggere un libro, a cucinare un dolce, a guardare un po' di televisione. Mi sentivo intrappolata in una realtà nuova e destabilizzante, che ancora non avevo imparato a gestire. Vedere pubblicità in cui apparivano mamme dal viso dolce e rilassato, elegantemente vestite, intente ad allattare un bel bimbo che succhiava tranquillo non mi aiutava per niente. Anzi. Mi chiedevo: “Perchè io non sono così?” “Perchè non sono sempre sorridente, non ho sempre voglia di stare con le mie bambine, perchè a volte vorrei scappare lontano da qui?”
Ora so che tutto questo è assolutamente normale. Allora avrei voluto che qualcuno me lo dicesse, mi sarei sentita meno inadeguata, meno sbagliata.
Molto tempo dopo la nascita delle bambine, ho scoperto i meravigliosi lavori di Alba Marcoli, psicologa clinica milanese, che da più di vent'anni conduce gruppi di lavoro con genitori ed educatori. In uno dei suoi lavori più recenti, “La rabbia delle mamme”, la Marcoli affronta il grande tabù della maternità: sentirsi stanche, depresse, incomprese, deluse, e soprattutto arrabbiate, non significa essere cattive madri. E' semplicemente normale.

Una cosa utilissima per le neomamme è partecipare ad un gruppo in cui potersi confrontare con altre persone che stanno vivendo le stesse nostre emozioni e difficoltà. Quando si riesce a condividere il proprio vissuto di solitudine con chi questo vissuto lo conosce in prima persona proprio perchè lo sta vivendo sulla sua pelle, cominciamo a sentirci capite, ascoltate, non giudicate ed aiutate ad andare avanti utilizzando le risorse di cui disponiamo, che sono diverse per ciascuna, e non quelle ideali, lontane dalla realtà e che portano inevitabilmente a sentirsi fallite e mai all'altezza.

Concludo con un estratto da una lettera scritta da una mamma alla sua bambina, in cui appare chiaramente quanto i cliché proposti dalla nostra società siano lontani dalla realtà e quanto dannosi siano per la delicata costruzione del ruolo di madre.

Cara bimba mia,
sono spesso una mamma in difficoltà: la più grande è affrontare la tua rabbia. Il tuo pianto disperato, le tue urla scomposte, la violenza dei tuoi gesti mi hanno travolto come un vortice, mi hanno inondato di paura, mi hanno schiacciato facendomi sentire colpevole...
Colpevole di non riuscire a evitarti questo uragano che ti pervade, di non essere capace di accettare, accogliere, elaborare con te l'impegno delle tue emozioni.
[…]
Che distanza abissale tra il mio immaginario e la realtà della vita di una mamma!
Le mamme delle pubblicità sono sempre sorridenti, taglia 42, fresche di parrucchiere; non urlano, non dicono parolacce, non fanno gesti inconsulti.
Mi domando: perchè non aiutare le mamme vietando alle donne senza occhiaie, troppo pettinate ecc. di far pubblicità ai pannolini?
Vorrei vedere una mamma un po' scarmigliata che imbocca il suo bambino e sullo sfondo, non una casa linda, ma un letto sfatto. Che liberazione!
Meno clichè e meno consigli gratuiti avrebbero diminuito il mio senso di inadeguatezza, la mia sensazione di essere una mamma sbagliata.”

Tratto da Alba Marcoli, “La Rabbia delle Mamme”

venerdì 16 gennaio 2015

Come si mangia dopo l'anno

Dopo lo svezzamento il bambino conosce tutti i grandi gruppi alimentari.
Il latte materno lascia il posto o si accosta ad altri latti (vaccino, di riso, di avena, di soya......), il pesce diventa un valido alleato per crescere bene, mentre la frutta e la verdura occupano sempre il primo posto!
E' importante che a partire dal primo anno compiuto, non manchino alimenti ricchi di ferro, zinco e calcio per lo sviluppo dell’apparato sanguigno, immunitario e scheletrico (il ferro si trova nella carne, nelle uova, nei legumi, nella frutta secca, nel latte, nell'avena; lo zinco è presente soprattutto in farina di grano, formaggi, pesce, semi tostati, zucca; il calcio è abbondante nelle verdure a foglia verde, nei legumi, nelle arance, nel latte, nel sesamo, nelle mandorle) e come noto, non devono mai essere insufficienti le vitamine ed i sali minerali (in frutta e verdura) per il benessere complessivo degli organi.
Più di tutto, comunque, è importante variare e bilanciare gli alimenti...che dovrebbero essere sempre di stagione!
Pochi lo zucchero ed il sale e preferire le cotture semplici a quelle elaborate e lunghe................no fritti e pochi pochi dolcetti, mi raccomando eh!
Beh, dai, qualche volta le patatine ed un pezzettino di torta sì, si possono mangiare..........

I pasti giornalieri per un bambino da uno a tre anni devono essere preferibilmente 5: colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena....non utilizzate il cibo come premio e/o consolazione poichè veicolereste un messaggio errato da associare al cibo...e se potete, rispettate gli orari, non distraete i vostri piccoli dalla loro "impresa" con la televisione...quella potete farla vedere dopo, a pancino pieno....prima, almeno per le prime volte, abbiate taaaaaanta pazienza, non perdete le staffe, non vi arrabbiate e non riempite il tavolo o il seggiolone di cose!
I bambini amano le buone abitudini e l'essenziale!!!
Ora il cucchiaino è uno strumento di potere per loro...si devono concentrare per mangiare, per coordinare il braccio, il polso, la bocca....e lo stomaco!
Per un bambino, la sua evoluzione alimentare è il riflesso della sua crescita, della sua evoluzione cognitiva e motoria...e viceversa. Sì, certo, le manine si adoperano sempre, ma con il cucchiaino il bambino prende l'iniziativa e trova l'autonomia. Non vuole più essere imboccato, comincia a scegliere, asseconda i suoi gusti - o almeno ci prova...Quando fa i capricci, lo so, lo so molto bene, non è facile restare calmi, ma se proprio rifiuta qualcosa, assecondate il suo rifiuto con un indifferente sorriso, ma non proponetegli altro da mangiare...prima o poi, si abituerà alla cucina di casa...la fame è brutta eh!!! ^____________^
Ma valutate anche l'ipotesi che quella cosa proprio non gli piaccia! Capita anche a voi no? Equilibrio...ma con fermezza. Un conto è il suo capriccio, il suo puntiglio....un conto è la forzatura errata da parte vostra....cercate con il buon senso la via migliore.

E' bello stare a tavola tutti insieme, soprattutto durante il fine settimana (perchè si sa, la nostra vita quotidiana non è esattamente come quella che ci propina la televisione....non arriviamo tutti insieme e sereni a casa, con un sorriso amorevole, con l'entusiasmo necessario con cui affrontare i fornelli, ma siamo piuttosto stanchi e svuotati dalla giornata....senza grandi idee sul da farsi....e fiaccati dal disordine e dall'orologio che avanza.....)...quando si può, mangiate tutti insieme!
Mamma e bimbo di solito mangiano insieme e prima ed attendono il rientro a casa del papà.....ma ciò non toglie che condividere il momento del pasto, anche se con piccoli aggiustamenti dietetici adatti al piccolo, sia un momento importante.

Mangiare è uno dei momenti in cui il buon esempio la fa da padrone. Anche a tavola, soprattutto forse, il bambino osserva i genitori, li guarda usare forchetta e coltello e scruta curioso nei loro piatti.
L'imitazione è ciò che fa crescere i nostri bimbi, che li spinge ad apprendere sempre di più....
In sintesi, come pretendere che un bambino mangi le verdure se i genitori le evitano?
Idem per la frutta, le minestre, l'acqua...se nessuno in famiglia li mangia/beve volentieri.
Le abitudini alimentari sono contagiose ed inoltre, i bambini hanno una "memoria del gusto" praticamente vergine, quindi, tutta da scrivere!!!! Nel modo giusto però!!!

Mamma e papà, se dovete correggere qualche vostro disordine, qualche vizio, qualche mancanza...fatelo ora!

Nella tabella sottostante sono elencati le funzioni biochimiche, le manifestazioni dovute ad carenza e gli alimenti particolarmente ricchi dei principali sali minerali.

clicca sulla tabella per ingrandire

lunedì 24 novembre 2014

Gestire la Rabbia dei Bambini

A partire dai due anni possono manifestarsi nei bambini crisi di rabbia che sconvolgono i genitori perchè mai verificatesi prima . All'improvviso, nel corso della giornata, per le ragioni più svariate e 'pittoresche' (talvolta misteriose e incomprensibili!) dal punto di vista dell'adulto, un bambino fino ad allora tranquillo può trasformarsi in una creatura che urla e strepita. Piange, protesta e si oppone con tutte le sue forze a ogni tentativo di mamma e papà di calmarlo.
Uno scenario che ogni genitore ha ben presente e, spesso, alle prime esplosioni di stizza del bimbo, lascia perplessi. L'adulto fa fatica perché non riesce a comprendere la rabbia di un piccolo che per due anni o più è stato un tesoro e ora si butta per terra e non accetta i confini.
Certo, non è facile per l'adulto affrontare al meglio l'espressione di un'emozione così forte, ma la rabbia è una manifestazione del tutto 'normale', una tappa della crescita di ogni bimbo. A partire dai 2 anni, infatti, spesso per tutto il periodo prescolare, il bimbo è travolto da questi stati di ira.
La 'burrasca' può scoppiare, in modo inaspettato, in qualsiasi luogo e per mille cause diverse: una costruzione che crolla, il peluche scomparso, un 'no' del genitore Come mai accade e cosa significa?
La rabbia è un segnale positivo: il piccolo sta crescendo
Il genitore si sente spiazzato di fronte al figlio che piange disperato e scalpita, tuttavia non c'è motivo di preoccuparsi. È un grande segnale positivo, il bimbo sta crescendo e scopre il proprio io, impara chi è e cosa vuole. Ma per farlo, si trova in uno stato di continua lotta, fa fatica a decidere perché non sa bene cosa vuole davvero.
Il bambino si oppone ma non vivetela come una provocazione nei vostri confronti
Quando iniziano le 'prime scene', l'atteggiamento del bimbo, spesso, risulta molto difficile da accettare per l'adulto. Tanto che c'è chi afferma di non riconoscere più il pargolo che è diventato un piccolo mostro. Molto spesso in queste situazioni possono riattivarsi vissuti del genitore stesso riguardo alla rabbia. Questo complica la gestione del momento, poiché passato e presente si confondono e diviene difficile differenziare uno dall'altro.
Il genitore, però, non dovrebbe viverlo come un attacco da parte del bambino.
La sperimentazione passa attraverso ogni momento della vita quotidiana.
La caparbietà è una caratteristica dell'infanzia, proprio perché il piccolo deve sperimentare la sua autonomia.
Quando scoppia la rabbia, aspettate che passi
Una situazione abbastanza tipica (e frequente), per esempio, che innesca una reazione esplosiva nel bimbo è la 'scomparsa' di un giocattolo a cui tiene molto in quel particolare momento. Ma anche un piccolo incidente mentre gioca può dare adito a una vera 'emergenza'.
Come dovrebbe comportarsi, in questi casi, il genitore?
Quando il bimbo diventa intrattabile, e la rabbia esplode improvvisamente, non ha senso tentare subito di calmarlo e parlargli. Ancora peggio è alzare la voce o intimargli di smetterla.
Occorre invece aspettare che passi e dargli il tempo di passare 'attraverso' e 'dopo' la rabbia.
In genere, comunque, dopo che si è sfogato, il bimbo cerca spontaneamente il genitore e, in questo momento, è importante rassicurarlo, coccolarlo e calmarlo. In base all'età, si può poi discutere e spiegare cosa è successo.
Una volta che si è calmato, si può spiegargli che quella rabbia è possibile metterla in un gioco.
Per esempio, può fare un disegno che rappresenta la sua rabbia e poi può tagliarlo a striscioline. Un'altra proposta è quella di prendere una lattina vuota pulita e invitare il bimbo a urlarci dentro e, poi, a sistemarla in un posto nascosto.
Al supermercato, quando è stanco meglio di no
Un altro tipico momento, che spesso si trasforma in una situazione travolgente, è quello della spesa. Sarebbe meglio non portare il bimbo con sé al supermercato, magari dopo una giornata al nido o alla scuola dell'infanzia perché è già stanco.
Tuttavia, se non è possibile evitarlo, è utile ricorrere a qualche piccolo accorgimento per evitare un'esplosione di rabbia.
Se si porta il bimbo a fare la spesa, è utile affidargli dei compiti e coinvolgerlo nella situazione, per esempio, basta dirgli: 'Scegli tu le arance o le pere oggi!'.
L'inizio della giornata, che sia piacevole!
Anche al mattino, sempre di corsa, quando i bimbi vanno al nido o alla scuola dell'infanzia, la 'tragedia' è dietro l'angolo.
Per evitarla, sarebbe opportuno organizzarsi prima per rendere l'inizio della giornata più piacevole. Basta, per esempio, far trovare al bimbo l'orsetto sulla sedia dove mangia per stupirlo o si può pensare a una piccola sorpresina che lo diverta... In fondo, ai bimbi di questa età, basta poco.
Concordate le regole. Poche ma inviolabili
Capire (e accettare come 'normale') la rabbia del bimbo mantenendo la calma (se il bimbo urla, non serve urlare più di lui) di fronte alla sua improvvisa esplosione è molto importante. Soprattutto quando nasce da un 'incidente' del quotidiano.
Un po' diverso il caso in cui il bimbo si arrabbia per un 'no' del genitore. In alcune situazioni, infatti, il bimbo si 'accende' perché l'adulto ha messo dei paletti. Anche in età prescolare, infatti, non si può fare a meno di definire alcuni limiti. Non possiamo discutere, per esempio, sul fatto che a 2-3 anni non si attraversa la strada da soli. Non è una cosa su cui si può trattare, perché rientra in quelle 'regole' di protezione della vita del bimbo.
In questa fascia d'età, in ogni caso, è opportuno che il bimbo segua al massimo 3-4 regole stabilite insieme da mamma e papà. È fondamentale che entrambi i genitori siano d'accordo, e convinti nel proporre sempre le stesse regole: se non c'è coerenza, il piccolo lo percepisce.
I riti danno sicurezza. Soprattutto per la nanna
La regolarità è una grande risorsa per il bimbo piccolo, lo aiuta ad accettare anche quei momenti della giornata che possono scatenare la sua rabbia. Tipico è il caso della nanna che genera, molto spesso, grandi proteste e rimostranze da parte dei bimbi intorno ai 3 anni. Ma naturalmente, il fatto di andare a letto a un orario adeguato per l'età è una 'regola', non è qualcosa su cui si possa discutere. E, in questo frangente, per esempio, è indispensabile che mamma e papà sostengano la stessa identica posizione.
Io sono una grande sostenitrice dei rituali, è importante dare regolarità al bimbo, mangiare alla stessa ora, andare a letto tutte le sere allo stesso orario... Quando dormono poco, i bimbi sono più irritabili, ma il sonno è la fase finale di una giornata.
Per tutta la famiglia: uno spazio anti stress
Impegni, corse e stress sono una sorta di comune denominatore per (quasi) ogni famiglia. Ogni giornata è spesso una lotta contro il tempo: l'adulto avrebbe bisogno di momenti per rilassarsi. Sarebbe sufficiente stare un attimo calmo sul divano, leggere un libro, ascoltare un po' di musica.
Solitamente, se il genitore è sufficientemente soddisfatto, lo è anche il bimbo. Non possiamo pensare che il bimbo sia un mondo a sè stante: se ha intorno adulti che sanno gestire bene il tempo e sono capaci di rilassarsi, lo sarà di più anche lui.
Un genitore mediamente soddisfatto ha più pazienza e un atteggiamento più coerente verso il figlio. E tutti i bambini hanno bisogno di tempo, amore e libertà e di adulti che hanno voglia di stare con loro.

mercoledì 8 ottobre 2014

MUST HAVE: letture consigliate alle mamme (e non)

Inauguriamo una sezione dedicata alla lettura.
Ovviamente, questo post sarà in continuo aggiornamento perchè i libri aiutano a vivere, a crescere, a capire.....ad imparare; e di letture interessanti, utili e fondamentali ce ne sono tante.
Quelli che seguono sono libri che abbiamo letto in prima persona e che vorremmo consigliare. Sono facilmente reperibili on line anche in formato e-book.
Ci farebbe piacere ricevere anche i vostri suggerimenti o le vostre opinioni...

Siamo mamme, siamo donne, siamo uomini, siamo genitori, siamo figli...(ok, diciamo che ci ritroviamo tutti nel nostro essere umani) in costante evoluzione. Non siamo macchine e non siamo eruditi e preparati su tutto.

Ma si può sempre migliorare e cambiare.


In ordine alfabetico, per autore:

  • John Bowlby, psicologo e psicoanalista padre della teoria dell’attaccamento. Focalizza la sua ricerca sugli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e su quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia. Negli anni, prese poi le distanze dalla psicoanalisi tradizionale poiché si basava su anamnesi fatte in età adulta senza concentrarsi in prima battuta sul bambino. 
Una base sicura
I capisaldi della teoria dell'attaccamento sono esposti in questo libro: la centralità assoluta del rapporto madre-bambino, pur riconoscendo l'importanza vitale degli altri rapporti (padre, nonni, zii, fratelli, vicini, ecc.); il peso determinante delle prime esperienze reali e del clima emotivo famigliare; il riconoscimento della persistenza del bisogno di attaccamento durante tutta la vita pronto a farsi più acuto in situazioni emotivamente cariche...



  • Tracy Hogg, infermiera inglese, specializzatasi in puericultura. Ideatrice del metodo E.A.S.Y., che in effetti risulta davvero facile se messo in pratica con serietà. EASY è l'acronimo di Eat (mangia) Activity (attività), Sleep (nanna), You (tu) e rappresenta la routine quotidiana e rassicurante del bambino, il cui unico impedimento è non sapere come comunicare ciò di cui ha bisogno.
Il linguaggio segreto dei neonati
L'autrice risponde alle domande che si pone una coppia di neogenitori, aiutandoli con esempi concreti e storie vere, ad indovinare i desideri del loro bimbo, a interpretarne il linguaggio, distinguendo i diversi tipi di pianto e leggendo i movimenti del corpo. E insegna a costruire un vero rapporto con il piccolo, trasformando ogni evento in un'occasione per conoscersi meglio: l'allattamento, il bagnetto, il massaggio, il sonno.


  • Alba Marcoli, psicologa clinica di formazione analitica, ha avuto una lunga esperienza sia nel campo dell'insegnamento che della psicoterapia. Si occupa da anni di disagio minorile e di problemi della famiglia. 
La rabbia delle mamme
Alba Marcoli affronta con coraggio il grande tabù della maternità: non sempre tutto è rose e fiori. Sentirsi di tanto in tanto stanche, depresse, incomprese, deluse, non all'altezza, e soprattutto arrabbiate, è normale. La lettura di questo libro aiuterà tutte le mamme in crisi a guardare con occhi nuovi, con ottimismo, forza e fiducia, le difficoltà che sembrano insormontabili...e chi vive vicino alle mamme a comprendere i loro contrastanti sentimenti. 

E le mamme chi le aiuta?
Essere genitori è una grandissima gioia ma comporta anche difficoltà, ansie, incertezze sul proprio ruolo educativo perché tanti sono i momenti in cui le tappe evolutive dei figli e i loro cambiamenti possono presentare dei problemi.
Attraverso l'analisi di storie vere, il libro ci mostra come vengono affrontati dai terapeuti i momenti di crisi più comuni e le difficoltà legate invece a condizioni specifiche, come l'adozione, la disabilità, la migrazione, la separazione dei genitori.

Il bambino perduto e ritrovato
C'è un bambino nascosto e spesso perduto in ognuno di noi adulti che può risvegliarsi improvvisamente, senza che ce ne rendiamo conto, condizionandoci nei comportamenti e nelle relazioni affettive importanti, in modo particolare nel rapporto con i nostri figli.
L'autrice, avvalendosi di favole scaturite da reali storie, ci fa prender coscienza su alcuni nostri atteggiamenti, spesso retaggio del fanciullo che siamo stati e di problematiche ancora irrisolte. Ombre del nostro passato che possono interferire nelle scelte e nel modo in cui i nostri bambini affronteranno la vita.

Passaggi di vita
Ciascuno di noi, in ogni fase della propria esistenza, attraversa infiniti momenti di passaggio che segnano grandi o piccole trasformazioni nel nostro modo di vivere: il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, dall'adolescenza alla maturità e poi alla mezza età e alla vecchiaia; i cambiamenti di scuola, di lavoro, di ruolo, di relazioni; la perdita di una persona cara, le separazioni.
In questi frangenti dobbiamo affrontare la fatica di «perderci per ritrovarci»: perdere il vecchio equilibrio, costruito per una situazione precedente, per crearne a poco a poco uno nuovo. È come un processo di morte e rinascita, doloroso ma ricco di possibilità inaspettate, che ci porta a scoprire capacità e forze psicologiche finora latenti dentro di noi.

Il bambino arrabbiato
La rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. 
Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro al disagio e all'angoscia del proprio figlio. La rabbia del bambino è spesso uno strumento per esprimere e comunicare altro, dolore, impotenza, paura dell'abbandono. Emozioni e sensazioni che, se fossero trasmesse con altri canali, potrebbero gettare un ponte tra bambini e adulti.
Le favole raccontate nel volume, scaturite da storie reali, offrono importanti spunti per aiutare a comprendere meglio "il bambino arrabbiato", favorendo lo scioglimento di quei nodi che gli impediscono di crescere in armonia con se stesso e con il mondo che lo circonda.


  • Alice Miller, filosofa e psicanalista. Dopo aver svolto la professione per vent'anni, si è progressivamente distaccata dalle istituzioni e dalle posizioni teoriche e tecniche della psicoanalisi tradizionale, impostando un proprio modo di concepire e di praticare la psicoterapia, per liberare la società della sua ignoranza e dai suoi disturbi che inevitabilmente si riflettono sul singolo e viceversa. E' solo prendendo coscienza di questa dinamica che si può spezzare la catena della violenza, pensa Alice Miller, che consacra la sua opera a questo punto di vista. 
Riprendersi la vita
Uno studio approfondito per scrutare l'enigma nascosto dietro la sofferenza del bambino che ha visto prematuramente soffocata la propria vitalità. Niente è infatti più mortifero del mettere a tacere i propri sentimenti profondi di ribellione contro i maltrattamenti subiti da piccoli. Perché si può forse sopravvivere a un'infanzia di umiliazioni, ma non si può tornare a vivere davvero, riprendendosi l'esistenza, se non dopo aver riconosciuto la rabbia e il dolore di un tempo. Indagando su infanzie celebri o meno celebri, l'autrice ripercorre le tappe degli "omicidi dell'anima" perpetrati su bambini - sempre innocenti e inermi - che saranno poi destinati a riprodurre sofferenze e violenze. E' nel circolo vizioso della violenza, che Alice Miller indica la radice del male, dai fatti di cronaca quotidiana, fino alle guerre e agli eccidi di massa.

La rivolta del corpo
Chi da piccolo è stato maltrattato e abusato dai genitori può amarli solo a patto di rimuovere le proprie autentiche emozioni. E dunque accade spesso che il corpo, rivoltandosi contro la negazione dei traumi infantili irrisolti, si ammali gravemente. In questo libro l'autrice interpreta i messaggi trasmessi dalla malattia e spiega per quale motivo rivivere l'esperienza delle emozioni negate consente di riconoscere la verità di quei messaggi. Un percorso intenso per indicare come uscire dal circolo vizioso dell'autoinganno e rispondere agli appelli del corpo liberandolo dai sintomi.


  • Catia Pugi, pedagogista, psicologa e insegnante AIMI (Associazione Italiana Massaggio Infantile).
Una richiesta di aiuto invisibile e silente
Un sostegno possibile volto a favorire l'interazione madre-bambino che tanta parte occupa nel percorso post-natale, è quello del massaggio infantile. Questo saggio vuole essere uno strumento di informazione per gli operatori sanitari e sociali, gli psicologi, gli insegnanti di massaggio infantile, i genitori etc. 


  • Daniel J. Siegel, professore di Psichiatria all'Università della California, Los Angeles. E' inoltre condirettore del Mindful Awareness Research Center presso la UCLA e direttore esecutivo del Mindsight Institute & Mary Hartzell, psicologa infantile, lavora da più di trent'anni come educatrice con bambini e famiglie a Santa Monica, California.
Errori da non ripetere
"Non avrei mai pensato di avere con i miei figli gli stessi comportamenti che da bambino mi hanno fatto soffrire, eppure mi scopro ad agire esattamente in quel modo". Molti genitori si sentono costretti in modelli di interazione inadeguati e ripetitivi, non compatibili con le relazioni di cura e amore che avevano immaginato per i propri figli. Attraverso una più profonda comprensione delle nostre esperienze passate possiamo però riuscire a liberarci dai comportamenti impulsivi che ci imprigionano nel presente e dare ai nostri bambini felicità e sicurezza emotiva.


  • Daniel Stern, psicoanalista, studioso di psicologia evolutiva. I suoi studi sui processi evolutivi nei bambini rappresentano oggi quanto di più avanzato la ricerca psicologica in questo campo possa offrire. I suoi contributi hanno dimostrato che esiste nel bambino, fin dalle più precoci fasi della vita, la capacità e il bisogno di relazionarsi con la madre invalidando le precedenti teorie che concepivano il neonato come indistinto e incapace di relazione. Il bambino è invece portatore di un emergente senso di sé che andrebbe a strutturarsi e consolidarsi negli anni successivi all’interno della relazione con la madre.
Diario di un bambino
Perché un neonato guarda affascinato la mamma e poi distoglie bruscamente lo sguardo? Che cosa vede quando fissa intensamente un punto luminoso? In che modo capisce poco alla volta di essere 'separato' dal mondo che lo circonda? Tutti i genitori vorrebbero sapere che cosa 'pensa', come vede il mondo, il loro bambino appena nato.
In questo diario immaginario, Stern illumina l'universo incantato e misterioso che tutti abbiamo attraversato, che abbiamo dimenticato e che ci risulta così difficile da riafferrare.

Nascita di una madre.
Il volume, basato sulle testimonianze di giovani mamme, affronta, oltre agli aspetti psicologici della maternità (i sogni sul bambino, il rapporto con il nuovo nato, il senso di responsabilità nei confronti di una nuova vita), temi a essa collegati come la paternità, la nascita prematura, l'adozione.
  
La costellazione materna.
In questo libro l'autore prende in esame i diversi orientamenti attuali nella psicoterapia della coppia madre-bambino. La "costellazione materna" è il costrutto teorico unificante proposto da Stern: ogni donna che diventa madre, e soprattutto alla nascita del primo figlio, viene a trovarsi, da un punto di vista psicologico, in una situazione nuova che orienta i suoi comportamenti e la sua sensibilità, le sue tendenze, i suoi timori e i suoi desideri, rimettendo in gioco le sue fantasie infantili. Osservare la coppia madre-bambino nell'ottica della "costellazione materna" consente una migliore comprensione e una migliore efficacia terapeutica.